Fu ucciso nel 1920 in piazza della Repubblica

Firenze: la Polizia ricorda il commissario Cangiano, vittima del dovere

di Sergio Tinti - - Cronaca, il Blog di Sergio Tinti

Un momento della commemorazione in Sala Cangiano in questura

Un momento della commemorazione in Sala Cangiano in questura

FIRENZE – Un commissario di polizia fu ucciso a 44 anni in piazza della Repubblica a Firenze, ma in pochi ricordano il suo nome. Spesso gli ospiti e i cronisti della Questura di Firenze sono accolti nella «Sala Cangiano». Un nome che ai più sfugge, presi come sono dal motivo dell’incontro o della riunione. Cangiano chi? Qualcuno si chiede, ma la risposta non diventa poi così urgente e si perde nel tempo.

Stamani 8 settembre 2014, per iniziativa della sezione fiorentina dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, è stato ricordato il Commissario Giuseppe Cangiano, vittima del dovere. Prima con un rito religioso officiato dal Cappellano della Polizia di Stato don Rosario Palumbo, e a cui erano presenti il prefetto Luigi Varratta, il questore Raffaele Micillo, Funzionari e Personale dei diversi uffici di Polizia della provincia nonché i congiunti del Commissario Cangiano, nipoti e pronipoti delle famiglie Schettini – Gherardini. Quindi con un breve ricordo del questore Micillo.

Commissario Giuseppe Cangiano

Giuseppe Cangiano

CHI ERA – Di origini abruzzesi, classe 1875, Giuseppe Cangiano era un poliziotto «di razza». Entrato ventenne nell’Amministrazione della pubblica sicurezza, la sua pur breve carriera iniziò e si sviluppò a Firenze ove meritò ben tre promozioni al merito e dodici encomi . Nominato Delegato, venne subito destinato a dirigere la delegazione del Pignone; diresse anche la squadra mobile, la provinciale annonaria e la buon costume. Ai primi del 1920, per meriti speciali, fu promosso Commissario e destinato a reggere il Commissariato di S.Giovanni (allora in P.za S.Biagio), il più importante della città di Firenze. È ricordato come un funzionario di Polizia abile, sagace e soprattutto coscienzioso.

COMIZIO – In quel caldo pomeriggio domenicale di agosto, piazza Vittorio Emanuele – l’odierna piazza della Repubblica- era affollatissima, con la gente che passeggiava per il centro e con centinaia di tavolini dei suoi caffè gremiti di pubblico; un’atmosfera serena. Nella vicina piazza Santa Maria Novella si era tenuto un comizio dei socialisti, senza particolari problemi; al termine, però, un numeroso gruppo di esagitati decise di iniziativa di portarsi in corteo alla Camera del Lavoro.

TUMULTI – Al gruppo di dimostranti, nel momento in cui giungeva tumultuando all’ingresso dalla piazza, andava incontro il Commissario Cangiano non per disperderlo con la violenza ma intenzionato a far opera di persuasione affinché non si dovessero deplorare incidenti . Com’era sua abitudine il Funzionario si era avventurato in mezzo ai dimostranti cercando di calmarli. «È meglio che ve ne andiate – aveva detto loro con quel suo solito tono paternalistico –altrimenti mi costringerete ad adoperare la forza».

PISTOLA – I dimostranti cominciarono a gridare e fischiare tentando di passare oltre. Si era davanti all’attuale palazzo della Rinascente e Cangiano – che voleva evitare in tutte le maniere incidenti- riprendeva a parlamentare con i più vicini dicendo loro: «Insomma andatevene e basta». Ma appena girate le spalle col proposito di allontanarsi, una bastonata lo colpiva alla testa facendogli cadere il cappello. A questa aggressione brutale il Cangiano si voltava repentinamente; nell’attimo stesso in cui un giovanotto sui vent’anni gli spianava quasi in faccia una rivoltella lasciando partire un colpo a bruciapelo. A quel punto avveniva un parapiglia terribile, il Commissario stramazzava a terra supino e dopo qualche istante un individuo- forse lo stesso- gli sparava contro un altro colpo d’arma da fuoco. Trasportato presso il vicino Ospedale di Santa Maria Nuova, vi giungeva cadavere. Aveva 44 anni.

MEDAGLIA –  Al termine dei solenni funerali di Stato la salma fu tumulata al cimitero di Trespiano, successivamente venne trasferita al Cimitero monumentale delle Porte Sante di San Miniato al Monte, all’interno della Cappella comunale ove riposa tuttora accanto alla moglie Argia scomparsa nel 1952 e al figlio Renzo, ufficiale dell’esercito, caduto ventitreenne in combattimento in Jugoslavia nel dicembre 1943 e anch’egli decorato di medaglia al valore alla memoria.Con provvedimento del 23 ottobre 1924 il Commissario Cangiano veniva insignito di medaglia d’argento al valor civile alla memoria con la seguente motivazione: «Allo scopo di evitare un conflitto, che avrebbe potuto causare vittime innocenti, affrontava da solo una turba scalmanata di sovversivi in procinto di commettere atti di violenza e mentre tentava con la persuasione d’indurre i più facinorosi alla calma, veniva colpito a morte da un colpo di rivoltella sparatogli a bruciapelo da un anarchico – Firenze, 29 agosto 1920».

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Sergio Tinti

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già Comandante Polizia Stradale della Toscana
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