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Toscana, in coda dall’esorcista. I vescovi: «Troppi fedeli vogliono esser liberati dal demonio»

Padre Gabriele Amorth, il più noto esorcista italiano
Padre Gabriele Amorth, il più noto esorcista italiano. Svolge il suo servizio per la Diocesi del Papa: Roma

FIRENZE – È allarme esorcismi in Toscana. Lo lanciano i vescovi cattolici. Che manifestano preoccupazione per un fenomeno sempre più diffuso: le richieste dei fedeli di essere «liberati da possessioni e infestazioni diaboliche». Per questo, a 20 di distanza dalla nota pastorale «A proposito di magia e di demonologia» del 1994, i vescovi toscani hanno sentito l’esigenza di ripresentare quel testo, sotto il titolo «Esorcismi e preghiere di guarigione», corredandolo di alcune «indicazioni pastorali e norme».

MAGHI E CHIROMANTI –  I vescovi non forniscono dati ma si comprende la loro preoccupazione per un fenomeno in crescita. «Alto – scrivono nel testo – è il numero delle persone che si recano da maghi e chiromanti nell’intento di ottenere benefici di varia natura e guarigioni da malattie e sofferenze, ma, non di rado, anche per cercare di colpire e fare del male ad altre persone attraverso malefici».

FATTURE E MALEFICI – Il disagio esistenziale si manifesta anche in altre direzioni. «Vi è un numero considerevole di fedeli – si legge ancora nel documento dei vescovi toscani – che si reca da sacerdoti e, a volte, anche da laici, per chiedere di essere liberati da possessioni e infestazioni diaboliche di vario genere causate, a loro dire, da malefici e fatture».

PRETI E LAICI – Di fronte a questa «domanda», osservano i vescovi, le risposte sono spesso sbagliate. Vi sono «alcuni sacerdoti, animati da buona volontà» che «si rendono disponibili» ad accogliere, ascoltare, benedire queste persone, e «a volte, anche ad esorcizzarle, in modo però non permesso, non uniforme e non coordinato». Vi sono poi «fedeli laici che guidano preghiere di liberazione aventi la presunzione di assimilarsi a veri e propri esorcismi, con tanto di imposizione delle mani e benedizioni».

RITI SBAGLIATI – Altri aspetti negativi riguardano i luoghi dove avvengono questi riti. Come in chiesa, «in adunanze pubbliche, davanti all’Eucarestia solennemente esposta, con il rischio di alta spettacolarizzazione e con il pericolo di grave disorientamento dei semplici fedeli. Non di rado, durante queste celebrazioni, il sacerdote passa tra i fedeli benedicendoli uno per uno con il Santissimo Sacramento e quasi sempre si verificano fenomeni quali urla, parole volgari, bestemmie e cose del genere che turbano non poco i fedeli presenti e specialmente i bambini e i più deboli». E lo stesso avviene talvolta in case private, in «incontri di preghiera pubblici, anch’essi altamente spettacolarizzati e con gesti e riti che alimentano superstizione e fanatismo». Quando poi non si ricorre a «fotografie di persone assenti, per chiedere preghiere di liberazione e ottenere ‘diagnosi’ di possessioni diaboliche o di presenza di malefici».

REGOLE GIUSTE – Fin qui il richiamo a sacerdoti e fedeli. Quindi i vescovi indicano in quattro verbi il tipo di risposta che la Chiesa dovrebbe fornire: «annunciare» il Vangelo, «benedire» nell’ambito dell’azione sacramentale, «liberare» gli oppressi «attraverso la forza salvifica di Gesù» (il che può comportare anche preghiere di guarigione ed esorcismi) e infine «vigilare sul sentimento religioso e sulle pratiche con cui i fedeli esprimono la loro fede cristiana per evitare errori e deviazioni nei confronti della fede autentica e genuina».

MEDICINA E PSICHIATRIA – L’ultima parte del testo contiene una serie di «disposizioni normative», di cui la parte più consistente riguarda l’esorcismo, ribadendo prima di tutto che lo può fare «soltanto il sacerdote che ne abbia ottenuto speciale ed espressa licenza da parte del proprio vescovo diocesano e limitatamente al territorio diocesano». Si sottolinea anche l’importanza del discernimento, avvalendosi – se necessario – anche «della consulenza di persone esperte di medicina e di psichiatria individuate e approvate dal vescovo». In ogni caso – scrivono – «se una persona è affetta da disturbi psichici, praticarle preghiere di esorcismo sarebbe puramente illusorio e dannoso».

NO AI COMPENSI – I vescovi toscano fanno anche divieto «di organizzare celebrazioni comunitarie di preghiere per ottenere la guarigione senza l’esplicito permesso scritto da parte del vescovo diocesano». E comunque tali preghiere – se autorizzate – «vanno elevate sempre in un clima di grande riservatezza e sobrietà, al fine di evitare ogni spettacolarizzazione, artificiosità e teatralità». Quello che è severamente proibito è «benedire singolarmente i fedeli con il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia al fine di ottenerne la guarigione o la liberazione dal maligno». Un paragrafo del testo, infine, si occupa di «un’espressione impropria: ‘Messe di liberazione o di guarigione’», ricordando che «ogni Santa Messa, in quanto tale, è sempre fonte di liberazione, perciò non esiste nel Messale un formulario specifico ‘di liberazione’ o ‘di guarigione’». L’ultima raccomandazione riguarda l’obbligo della «gratuità». Non si deve quindi mai parlare di «compensi» per quanto ricevuto: «Le eventuali offerte, segno di condivisione e carità, non solo devono essere assolutamente libere ma devono essere rigorosamente accolte secondo le indicazioni della legge della Chiesa e delle disposizioni della Cei».

esorcismi, Toscana, vescovi


Domenico Coviello

Giornalista

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