Un progetto nato nella segreteria Pd, con il sì di Renzi

Riforma delle polizie, resteranno solo due corpi: i carabinieri (che assorbiranno la guardia di finanza) e la polizia di Stato (con forestali e penitenziari)

di Paolo Padoin - - Economia, Politica, Primo piano, Top News

Arma dei Carabinieri

Arma dei Carabinieri

ROMA – L’avevamo appena scritto. Nel senso che FirenzePost era stato in grado di anticipare,  qualche giorno fa, che era in ponte la fusione fra Corpo delle Guardie Forestali e Polizia Penitenziaria: ma la rivoluzione programmata sarebbe molto più imponente e richiederebbe approfondite riflessioni prima di essere varata. I corpi di polizia scenderebbero da cinque a due. Trascorsi quasi trentacinque anni dalla riforma che nel 1981 portò alla smilitarizzazione della Ps, il governo Renzi sta preparando una riforma di analoga portata. Al termine la Polizia assorbirebbe Forestale e Penitenziaria, mentre i Carabinieri ingloberebbero la Guardia di Finanza. Alla grande riforma, voluta da Cossiga, nel 1981, si approdò dopo anni di proposte, riflessioni, studi, dibattiti. Questa nuova ipotesi sembra nascere, dopo una sia pur lunga riflessione, nella segreteria del Pd. Con il parere favorevole del capo: Matteo Renzi.

STABILITA’ – Un primo segnale si dovrebbe avere il 15 ottobre, con la Legge di Stabilità, che prevederebbe la confluenza della Forestale nel Dipartimento di Ps. Il resto verrà inserito l’anno prossimo in un ddl di riforma complessiva. È la soluzione uscita dalla Segreteria del Pd, a seguito di una discussione a più voci, ricca di aneddoti e di spunti. Ma finita con il parere favorevole di chi conta: il segretario e premier, Matteo Renzi. Si è discusso anche delle troppo lunghe gestioni dei Capi dei vari Corpi: qualcuno ha ricordato il caso di Cesare Patrone, dominus della Polizia Forestale da 10 anni. «Almeno Gianni De Gennaro ebbe il buon gusto di dare le dimissioni dalla Polizia dopo il settimo anno, considerato che tanto dura il mandato dei Presidenti della Repubblica» è stato detto. La decisione politica, insomma, sarebbe stata presa e poi seguiranno i testi normativi. Il Corpo Forestale, gloriosa forza di polizia istituita nel 1822, entro la fine dell’anno dovrebbe unirsi ai ranghi della Polizia di Stato. I suoi 7 mila uomini e donne che tutelano boschi e montagne, ma anche i parchi nazionali, si sono distinti negli ultimi anni per eccellenti operazioni antincendio, per le indagini sui reati ambientali, per la repressione del bracconaggio. Come suddividere le rispettive competenze e accorpare comandi e stazioni di natura diversa? I risparmi deriverebbero non solo dall’abolizione di qualche poltrona di comando, ma soprattutto dall’amalgama di logistica, acquisti, manutenzione dei mezzi, sedi periferiche, che potrebbe peraltro essere affidata ai futuri uffici territoriali dello Stato.

2015 – Nel 2015 scatterebbe la vera rivoluzione, quella più delicata. La Polizia Penitenziaria, che sorse nel 1873 (all’epoca dipendeva dal ministero dell`Interno), forte di 38 mila agenti tornerà nell’ambito di questo dicastero, confluendo nel Dipartimento della Ps. Mentre la Guardia di Finanza, istituita nel 1881, confluirà con i suoi oltre 60 mila effettivi nell’Arma dei Carabinieri. Manterrà comunque la sua specializzazione nelle indagini economiche, fiscali e valutarie, nella repressione del contrabbando, nella tutela della spesa pubblica, nella lotta all’evasione fiscale. Secondo calcoli dei sindacati di polizia, un`operazione del genere potrebbe portare a un risparmio di circa 2 miliardi di euro.

PROGETTI – Ma siamo ancora allo stadio di progetti. Certo è che Renzi ha ripetuto più volte che cinque corpi di polizia sono troppi e che occorre una razionalizzazione. Un primo segnale, come rilevato, si dovrebbe avere con la prossima legge di stabilità, nella quale però verrebbe inserito il passaggio forse meno problematico (accorpamento Forestale – Polizia). Ma per arrivare alla riforma definitiva occorrerà vagliare bene le conseguenze sulla struttura di gloriose istituzioni dello Stato, le problematiche di ordinamenti diversi fra loro (militare e civile), le esigenze della redistribuzione dei comandi in sede centrale e in sede periferica, la riorganizzazione a livello provinciale e regionale conseguente agli accorpamenti, la razionalizzazione dei regolamenti economici e giuridici che presiedono alla gestione di personale di diversa estrazione e con differenti competenze.

COORDINAMENTO – Per non parlare dell’antico problema del coordinamento fra le diverse forze di polizia che, anche se ridotte a due, dovrà essere previsto, a meno che non ci si orienti, ma non credo, verso una diversa ripartizione di competenze territoriali. E con la prevista eliminazione di una buona metà delle prefetture a chi verrà affidato il coordinamento nelle zone sprovviste di questi uffici, essendo impensabile un coordinamento su territori troppo vasti?

Si tratterebbe in definitiva di una vera e propria rivoluzione, che per essere efficace e produttiva dovrebbe essere valutata in modo approfondito anche confrontandosi con gli addetti ai lavori, sia pure superando le loro comprensibili resistenze. Cerchiamo dunque di non innovare per l’esigenza o il puntiglio di intervenire a tutti i costi su una determinata situazione. La tutela della sicurezza a livello centrale e periferico è un fattore troppo importante per essere oggetto di un intervento improvvisato. 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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