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Legge di stabilità: l’Ue vorrebbe sei miliardi di misure aggiuntive. Ma chi paga?

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ROMA -Rinviato di un giorno l’invio al Quirinale della manovra per la firma del Capo dello Stato. I tecnici di Palazzo Chigi e del Tesoro hanno lavorato ancora per limare il provvedimento, anche in relazione al bonus bebé annunciato da Matteo Renzi domenica a Canale 5. .

BRUXELLES – Nel frattempo da Bruxelles trapela la notizia che il presidente uscente della Commissione, Barroso sarebbe intenzionato a chiedere all’Italia un aggiustamento strutturale pari allo 0,5 per cento del Pil, invece che lo 0,1 (sei miliardi di misure aggiuntive).
In Italia poi molti dei ministri coinvolti nella sforbiciata hanno tentato di avere da Palazzo Chigi le tabelle allegate alla legge di stabilità nelle quali saranno indicati i tagli di spesa che dovranno subire, ovviamente per cercare di opporsi.

RITOCCHI – Un ulteriore ritocco è stato annunciato dal consigliere economico di Palazzo Chigi, Yoram Gutgeld al Corriere della Sera; si intende aumentare da 6.200 fino a 8.060 euro la franchigia per gli sgravi triennali che saranno concessi alle imprese che assumeranno nel 2015 giovani utilizzando il contratto a tutele crescenti del jobs act. per la voce sgravi contributivi il governo, come noto, ha stanziato 1,9 miliardi di euro e stima che le posizioni di lavoro coinvolte saranno oltre 800.000.

REGIONI – Intanto prosegue lentamente la trattativa con le Regioni per la rimodulazione del maxi-taglio da 4 miliardi complessivi. Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte e della Conferenza Regioni, intervistato ieri a Piazza pulita, ha detto che intende negoziare con il premier Renzi «a testa alta». Ed è anche entrato nel merito, suggerendo una riduzione delle spese relative alle strutture territoriali dello Stato, come le questure, le prefetture ed altri uffici. Uscendo dal seminato, perché il tema è inserito non nella legge di Stabilità ma nel disegno di legge di riforma della Pa. La mediazione, come ha annunciato Chiamparino, potrebbe trovarsi da una parte con la rinuncia da parte dei governatori ai due miliardi tagliati rispetto al previsto incremento del Fondo sanitario nazionale (e dunque non sulla spesa effettiva), dall’altra con lo spostamento su voci diverse della quota restante, in modo che non risultino penalizzati i servizi.

TRATTATIVE – Di trattativa in trattativa ciascuno cerca di salvare il proprio orticello, dimenticando – come d’abitudine in Italia – l’interesse generale del Paese. Qualche esponente di Regioni, interrogato sul tema delle società partecipate, si è inalberato, ma è anche lì che la spending review di Cottarelli aveva suggerito d’intervenire per sfrondare spese superflue e sprechi, ma su questo tema anche il governo non se l’è sentita d’intervenire per non tagliare poltrone per politici bipartisan. Eppure se fossero state seguite le indicazioni di Cottarelli, che suggeriva una spending review per 17 miliardi, adesso non si sarebbe necessario il confronto fra Regioni, Comuni e Stato per ridurre i sacrifici richiesti. Ma anche Renzi fatica a tagliare la malapianta del clientelismo e degli sprechi della politica.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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