Il problema grave resta il debito pubblico che non scende

UE: conti pubblici, primo avvertimento all’Italia. Senza aggiustamenti nel 2015 occorrerà un intervento da 14 miliardi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

Unione Europea

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ROMA – Nel suo primo rapporto sugli «squilibri macroeconomici» – documento che giudica in modo analitico lo stato delle riforme e la loro capacità di far convergere le economie – Bruxelles ammette: «il ritmo delle riforme italiane sta crescendo» si vedono «sforzi importanti», anche se «i progressi sono disomogenei». Nel testo, datato 7 novembre, si sottolineano «le significative incertezze» nella revisione della spesa e le privatizzazioni «in ritardo», frasi che ipotecano la fiducia nella possibilità di raggiungere gli obiettivi di riduzione del debito.

DEBITO – Una montagna che appare un «serio elemento di vulnerabilità», e porta gli esperti della Commissione  a ritenere necessaria nel 2015 – al netto degli effetti dell’azione governativa e della probabile flessibilità comunitaria – una correzione del saldo strutturale dello 0,9% del pil, 14 miliardi di euro per centrare gli obiettivi di medio termine concordati fra Roma e Bruxelles.

PROCEDURA – Non è una bocciatura, bensì un avvertimento. L’analisi della Commissione si basa sul Documento di economia e finanza e sulla nota di aggiornamento, non valuta l’impatto della Legge di Stabilità (lo farà fra due settimane). Per intanto il commissario per l’economia Pierre Moscovici ha ricordato «che la storia non è ancora finita», che esiste la possibilità che la Commissione chiede al governo Renzi «sforzi ulteriori» pari allo 0,2-0,4% del Pil. «E’ difficile che si arrivi a una procedura di deficit eccessivo – spiega una fonte Ue – ma resta la porta aperta per una «Excessive Imbalance Procedure», il meccanismo di vigilanza preventivo che punta a scongiurare l’emergere di disequilibri gravi.

RAPPORTO – Il rapporto sottolinea la necessità che si proceda con i tagli alla spesa, esprime dubbi sulla richiesta dei ministeri di tagliarsi le spese da sé, elenca una per una le privatizzazioni saltate quest’anno: la vendita del 5% di Enel, del 40% di Enav e Poste, il mancato taglio delle agevolazioni fiscali;  cita i vantaggi della promessa riforma del mercato del lavoro, il cui giudizio è però rinviato ai decreti attuativi e considera la riforma della scuola un ottimo proposito, ma «richiede un impegno duraturo». Le semplificazioni per chi fa impresa «sono state numerose, ma frammentarie». E conclude il rapporto: «I colli di bottiglia di natura istituzionale rappresentano il più grande impedimento perché le riforme si trasformino in un vantaggio per l’economia». L’attuazione delle riforme (anche quelle «adottate di recente») restano il «tallone d’Achille» del Paese.

Si tratta di un quadro più scuro che chiaro, che fa presagire un giudizio critico nei confronti della legge di stabilità dell’Italia, che pur ha avuto un primo, provvisorio via libera. Ma i continui rinvii, il continuo cambio di obiettivi per confondere le idee, le schermaglie con maggioranza e opposizione su alcune riforme che il Governo giudica fondamentali, la tattica cioè che Renzi utilizza in Italia per confondere e illudere l’opinione pubblica (fino a quando?), non basterà per convincere la burocrazia e gli organismi della ue, che già hanno compreso che occorre pesare bene o addirittura diffidare dalle promesse e dalle parole del nostro premier, che vanno prese con le molle.

 

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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