Stipendi, benefit e pensioni comunitari sono da favola

L’Ue chiede sacrifici: ma politici e burocrati di Bruxelles hanno trattamenti straricchi

di Paolo Padoin - - Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il G20 di Brisbane dovrebbe aver sancito l’inversione di tendenza: meno sacrifici e più risorse per lo sviluppo. Junkers, presidente della commissione Ue, ha promesso di nuovo 300 miliardi di euro anche per rilanciare l’occupazione. Bene, aspettiamo che le promesse diventino realtà. Intanto si scopre, anche per le rivelazioni del premier inglese, David Cameron, e anche di Matteo Renzi, che a Bruxelles si continua a largheggiare, a vivere nel Bengodi: con privilegi di politici e funzionari. Si parla di macroscopici benefit. In particolare l’attenzione  è stata attirata sul trattamento pensionistico che vige a Bruxelles e Strasburgo.

FUNZIONARI UE –  I funzionari Ue  continuano ad avere regole da paese del bengodi. L’età pensionabile continua ad essere fissata a 63 anni, ad esclusione dei nuovi funzionari, e con la possibilità di prepensionamenti a 55 anni. Ma soprattutto, mentre in Italia da tempo è in vigore il sistema di calcolo contributivo (cioè la pensione calcolata in base agli anni effettivi di servizio), per i funzionari della Ue vige ancora per tutti il generoso sistema retributivo, con la pensione che corrisponde al 70% dell’ultimo stipendio.

STIPENDI – Se poi si considera che il trattamento del personale è pari, tutto compreso, come minimo a 4 mila euro al mese, risulta che la pensione media di un dipendente europeo può raggiungere la bella cifra di 5.700 euro netti al mese. Nel 2009 il settimanale francese Le Point aveva già denunciato il caso di 129 alti dirigenti che avevano goduto di un trattamento pensionistico di favore per far posto ai funzionari dei nuovi Stati membri. Dall’elenco emerse che l’avvocato generale della Corte di Giustizia si sarebbe assicurato 13.289 euro al mese, un impiegato del tribunale 12.521 euro e un giudice 12.285 euro. Il settimanale metteva in evidenza di molti dei 129 alti dirigenti non avevano nemmeno 50 anni.

COMMISSIONE – La Commissione europea si limitò a dire che non c’era nulla di irregolare. Tutto insomma era previsto dalle leggi, ma a forza di scivoli e di assegni milionari la spesa della previdenza comunitaria continua a lievitare. Nel bilancio Ue del 2014 risulta una spesa per pensioni pari a 1,449 miliardi, in crescita rispetto a 1,399 miliardi del 2013, e il 39% in più rispetto al 2008 quando per la prima volta fu superato il tetto del miliardo di euro.

Nella tabella sottostante un esempio di pensioni e tassazione.

Tabella ripresa da Il Tempo

Tabella ripresa da Il Tempo

TASSE – A Bruxelles inoltre gli stipendi non sono falcidiati dalle tasse. Il funzionario italiano che lavora nelle istituzioni Ue non versa le imposte in Italia ma all’Unione europea. L’aliquota regge il confronto di quelle dei paradisi fiscali, e arriva solo all’8%. Onere che peraltro è compensato dall’indennità «di dislocazione». Si tratta di un assegno pari al 16% dello stipendio che è versata anche a coloro che a Bruxelles ci vivono da più di trent’anni. Ci sono poi gli assegni familiari, composti da tre voci: assegno di famiglia, assegno per i figli e indennità scolastica. Anche il welfare è particolare: per l’assicurazione sanitaria, a fronte di un contributo pari solo all’1,7 per cento dello stipendio, viene garantita una copertura quasi totale di costosi servizi, che sono all’avanguardia nel Belgio.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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