Eppure la riforma dovrebbe entrare in vigore l'1 gennaio 2015

Province e città metropolitane: nasceranno monche, senza risorse e confuse

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

di Firenze a Palazzo Medici Riccardi

La sede della Provincia di Firenze

La riforma delle province e delle città metropolitane sta muovendo i primi passi, ma già molte critiche fondate provengono dagli stessi attori principali di questo cambiamento, presentato da Renzi come epocale. Una dura analisi viene dal Presidente dell’Anci, Piero Fassino: «Abbiamo sbagliato a convincere e a convincerci che le Province non servivano. I nuovi enti di secondo livello che ne prenderanno il posto rischiano di nascere monchi, poiché c’è confusione sulle competenze, sulle risorse, sui debiti. Se il governo non cambierà il contenuto della legge di stabilità non ci saranno i soldi per gestire la Città metropolitana».

PROVINCE – Un’analisi impietosa su quella che è una delle poche realizzazioni (finora) di questo governo. Il sindaco di Torino, renziano, porta del resto un esempio concreto della sua regione: «In Piemonte ci sono quattro Province sulla soglia del dissesto e le altre sono fuori dal patto di stabilità. Dal punto di vista delle risorse emerge una completa insostenibilità del quadro, per esempio al taglio di un miliardo già annunciato, si sommerà la penale per lo sforamento del patto di stabilità da parte della Provincia di Torino, penale che ricadrà tutta sul nuovo ente». Senza soldi. E allora si finirà per ricorrere a nuove tasse gravando ancor più il contribuente. Ma la finalità della presunta abolizione delle Province non doveva essere quella di un cospicuo risparmio della spesa pubblica?

FUNZIONI – Del resto la legge Graziano Delrio ha definito le funzioni fondamentali esercitate dalle nuove Province: ambiente, trasporti, scuole, strade e pari opportunità. Ma non è stata ancora risolta la questione delle ulteriori funzioni svolte dalle vecchie province, che dovranno essere attribuite dallo Stato e dalle Regioni secondo le rispettive competenze. Si è proceduto cioè a sottrarre alla Provincia compiti fondamentali senza assegnarli contestualmente a qualcun altro. Tutti i presidenti delle nuove province, eletti nella recente tornata,si sono riuniti a Roma e hanno inviato una sorta di ultimatum a Renzi: «Se il governo non riterrà di rivedere l’attuale impostazione, non ci possiamo assumere alcuna responsabilità per le gravi conseguenze che deriveranno alle comunità amministrate. Si va verso la chiusura di servizi essenziali, non si potrà assicurare il riscaldamento nelle scuole, lo sgombero della neve, la messa in sicurezza delle strade, la tutela del territorio e dell’ambiente».

DIPENDENTI – Che cosa succederà dal 1 gennaio? C’è incertezza sulla sorte dei dipendenti, 20 mila dovrebbero essere trasferiti (non si sa ancora dove), mentre 28 mila rimarranno nei loro uffici, ricostituendo una brutta copia, quanto a burocrazia e costi, delle vecchie Province.

CITTÀ METROPOLITANE – Anche per le città metropolitane le cose non procedono meglio. Ad esempio, mentre la Commissione statuto della nuova area metropolitana di Firenze ha appena cominciato a lavorare, quella di Roma ha approvato e inviato ai 120 sindaci dei Comuni che la compongono una bozza di statuto in cui si prevede, tra l’altro: «La Città metropolitana può istituire agenzie per lo svolgimento di compiti specifici, tali agenzie sono unità amministrative caratterizzate dall’assegnazione di risorse organizzative ed economiche con direzione e responsabilità autonome entro gli indirizzi definiti dal consiglio, a ogni singola agenzia è preposto un dirigente». Si comincia bene! Invece di semplificare si creano altri organismi e ben pagate poltrone dirigenziali.

Speriamo che ci sia una correzione di rotta e che nel mese di dicembre siano realizzati interventi volti a sanare la situazione, se no ci troveremmo di fronte all’ennesima incompiuta di questo Governo e a un ulteriore e accresciuto livello di politica e burocrazia locale, inutile, portata allo spreco e alla sovrapposizione di competenze.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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