Immigrazione, brutta sorpresa: Triton non frena gli sbarchi. L’accoglienza pesa sempre sull’Italia

Immigrati
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Immigrati in attesa di sbarcare sulla costa siciliana

ROMA – Quando l’Ue si è presa carico di organizzare la sorveglianza del fronte sud del Mediterraneo, sostituendo l’operazione Mare Nostrum, molti buonisti un aumento esponenziale delle morti in mare e una diminuzione degli sbarchi. Il primo bilancio stilato dall’Agenzia europea Frontex valuta invece che gli arrivi cresceranno. Intanto va detto che il peso degli arrivi e della sistemazione dei profughi continua a gravare in massima parte sull’Italia. L’Ue, insomma, si è fatta vedere ma per ora la sua è apparsa una partecipazione più di facciata che improntata alla concretezza. Insomma, quell’Europa che pretende conti a posto e compiti a casa dagli stati membri, è tardiva e poco concludente quando è chiamata a fare la sua parte.

TRITON –  L’operazione Triton ha salvato in un mese 10mila persone. I morti in mare negli ultimi 10 giorni sono stati 18. E si scopre che i mercantili spengono le radio per non prestare soccorso. Né la situazione è destinata a migliorare, infatti un memorandum dell’agenzia euroepea per le frontiere avverte: «Ogni settimana più di 4mila persone pronte a partire. Impossibile fare accordi con Tripoli. Il perdurare delle crisi aggraverà la situazione». A un mese dall’avvio della missione europea, l’agenzia Ue per le frontiere quindi ammette: «A causa delle guerre i profughi aumenteranno». La previsione secondo cui sarebbero diminuite le traversate è stata smentita dai fatti. Ma c’è un numero che non viene ufficializzato. Mare Nostrum non ha del tutto abbandonato il campo e nell’area di pattugliamento ridotto dei mezzi di Triton sono state trasbordati 2.700 migranti, quasi un terzo del totale, con soli sei mezzi navali che si alternano su turni garantendo la presenza in mare di un paio di natanti per volta.

DISPERSI –  «È ancora difficile valutare quale impatto potrà avere la fine di Mare Nostrum sull’efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso in mare, ma – afferma il Capo Missione dell’Oim in Italia, Federico Soda – siamo convinti che sia necessario che il Mediterraneo continui a essere pattugliato come fatto finora, sia in termini di mezzi sia geograficamente, per evitare che aumenti il numero di dispersi». Nel mese di novembre sono comunque stati arrestati 32 scafisti e 7 carrette del mare sono sotto sequestro. Dall’1 novembre sono giunte 16 richieste di soccorso a cui hanno risposto le unità di Frontex. Fin dall’inizio dell’operazione, si sono susseguite quotidianamente le richieste di intervento avanzate al centro di coordinamento della missione Frontex da parte delle Capitanerie di Porto per barconi in difficoltà nello spazio di mare a 50 miglia dalla Libia, ben al di fuori, dunque, dell’area di competenza. E ciò rende problematico assolvere il compito dell`operazione Frontex che è quello di controllare le frontiere marittime comunitarie.

PROFUGHI – In un documento gli analisti di Frontex ammettono senza girarci attorno che in maggioranza si tratta di profughi spinti alla fuga dalle crudeltà commesse in «Mali, Africa Occidentale, dalla crisi di Gaza, e poi Siria e Iraq, che si sono rivelati una miniera d’oro per i trafficanti». Una soluzione «potrebbe essere quella di stabilire degli accordi con la Libia», spiegano da Varsavia, «come accade con paesi come Marocco e Senegal». Un miraggio: «Vi sono scarse prospettive di un’intesa con Tripoli – si legge in un memorandum di Frontex-, dato il caos in corso lì; e con le perduranti crisi militari in Medio Oriente, la marea di migranti nel Mediterraneo centrale è certo che andrà ad aumentare».

LIBIA – Del resto, sempre secondo gli analisti di Frontex, solo sulle coste libiche si conta «un minimo di quattromila persone pronte a partire ogni settimana». In proiezione, più dei 160mila già sbarcati negli ultimi 12 mesi. E dunque le previsioni fatte all’inizio dell’operazione sono destinate ad essere smentite. Non diminuirà perciò l’arrivo di migranti sulle nostre coste. Per questo è necessario che l’Unione Europea faccia un secondo passo, convincendo gli Stati membri ad organizzare l’accoglienza proporzionalmente nei vari territori, senza lasciarne tutto il peso all’Italia.

Frontex, immigrazione, triton


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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