Magistratura e politica dovrebbero prendere posizioni nette e decise

Attentati all’alta velocità: messaggi inquietanti sul web

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il sabotaggio a Rovezzano

Il sabotaggio a Rovezzano

I sabotaggi e gli attentati che recentemente hanno interessato le linee ferroviarie ad alta velocità non solo in Val di Susa, ma anche in altre province (Milano, Firenze, Bologna), si sono intensificati negli ultimi giorni anche in relazione a un’improvvida sentenza della Corte d’Assise torinese che ha scagionato quattro assalitori del cantiere di Chiomonte dall’accusa di terrorismo sostenuta dalla procura torinese. Questa pronuncia della magistratura ha ridato ali alle iniziative degli oppositori all’A.V. che adesso si sentono liberi di colpire senza gravi conseguenze. Era accaduto così anche in passato, quando ero prefetto di Torino. Anche in quel tempo alcuni processi intentati dalla procura contro anarchici, insurrezionalisti, no tav, avevano condotto a sentenze molto benevole verso gli imputati. 

CASELLI – Questa deriva può portare a conseguenze pericolose. L’ha sottolineato più volte anche l’ex procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli che ha affermato, a proposito dei recenti fatti: si tratta di individui che vogliono gettare disagio e paura tra i cittadini, che cominciano giustamente a preoccuparsi per la loro sicurezza per l’azione di quelle che lui definisce ‘frange violente estreme’. E pur non criticando ovviamente l’operato dei colleghi giudicanti, ha condannato pezzi di cultura e di informazione che tendono a far credere che le persone colpevoli di violenze sono dei ragazzacci, dei discoli, ma che in fondo non fanno nulla di grave. Si tratta di una sottovalutazione della quale abbiamo già in passato patito i nefasti effetti e che vorremmo non si perpetuasse.

NO TAV – Si perché, oltre alle proteste dei valligiani No tav, esiste anche una parte del movimento che usa mezzi non propriamente democratici per sostenere le ragioni di chi contrasta il supertreno. È notizia di oggi che su uno dei più frequentati siti dell’area anarchica è apparso un articolo molto significativo a poche ore dall’attacco alla stazione di Bologna Santa Viola che ha provocato disagi al traffico ferroviario in mezza Italia.

SITO AREA ANARCHICA – L’anonimo estensore del pezzo si rallegra per la riuscita del colpo e afferma: «Il Tav è ovunque e sabotarlo è facile e alla portata di tutti gli ardiri e gli ardori». E si augura che sia l’inizio di una campagna che porti la lotta fuori dai ristretti confini della Valle di Susa e la estenda a «un Paese caotico» perché «chi vuole opporsi al Tav – scrive – lo può fare dappertutto, non occorre che vada in Piemonte». Il movimento No Tav nega ogni coinvolgimento. E l’estensore dell’articolo prende le distanze dal movimento valsusino, dalle sue iniziative para-istituzionali e dai suoi sostenitori più famosi come lo scrittore Erri De Luca: chi vuole colpire, spiega, «lo può fare da solo, con chi ama o chi stima, non con chi tollera e sopporta. Non è necessario che parta e torni insieme ai sindaci, che condivida polenta con parlamentari, che comunichi con animali politici dello zoo assembleare». Agire è «facile» e «basta un rintocco per provocare un riverbero», come dimostra – a suo giudizio – proprio ciò che sta accadendo.

SOLIDARIETA’ – Lo stillicidio di episodi che la stessa galassia anarchica lega al ribellismo No Tav o alla «solidarietà ai compagni prigionieri» (a Torino quattro persone sono state assolte dall’imputazione di terrorismo ma altre tre sono ancora in carcere con la medesima accusa) è stato continuo e abbiamo già segnalato gli episodi più eclatanti, avvenuti in Piemonte e non solo. Il gioco, secondo l’articolista, può e deve continuare. E non occorre nemmeno che ogni azione sia accompagnata da una «rivendicazione specifica». Basterà, al momento opportuno, «un po’ di immaginazione e di determinazione». Per fare in modo che «sia tutta questa società a venire bloccata, non solo un treno troppo costoso e nocivo».

LUPI E RENZI – Queste dichiarazioni sono ovviamente al vaglio degli inquirenti di Torino, Firenze e Bologna che agiscono in collegamento fra loro. Le prime reazioni della politica sono state diverse. Se il ministro Lupi ha subito evocato scenari e pericoli di terrorismo, il premier Matteo Renzi l’ha subito rintuzzato, precisando che finora si può parlare soltanto di atti di sabotaggio, seppur ripetuti, sulla cui natura l’ultima parola sarà della magistratura e delle forze dell’ordine che indagano sugli episodi.

POLITICA – La politica dovrebbe prendere più nettamente le distanze da queste formazioni che compiono atti violenti. In Piemonte già alcuni volantini affermavano che prima o poi si sarebbe passati dall’azione contro le cose a quella contro le persone. Questi segnali vanno stroncati subito con l’azione intransigente della magistratura, soprattutto giudicante, che non deve mostrarsi indulgente verso determinate attività. Ma l’argine più netto e deciso deve essere formato dalla politica, che non deve ripetere il tragico errore degli anni di piombo, considerando questi «ragazzi» come dei compagni che sbagliano. L’Italia ha già pagato un pesante tributo di sangue proprio per queste teorie.

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Paolo Padoin

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