Livorno, «Il rogo del Norman Atlantic come il Moby Prince? No, è un’altra cosa»

Il relitto del Moby Prince dove nel 1991 morirono bruciate 140 persone
Il relitto del Moby Prince come appariva dopo la tragedia
Il relitto del Moby Prince come appariva dopo la tragedia

LIVORNO – A 23 anni e mezzo dal rogo del traghetto Moby Prince nella rada del porto di Livorno, il dramma che stanno ancora vivendo stamani 28 dicembre i naufraghi a bordo del Norman Atlantic, in fiamme dall’alba di ieri nell’Adriatico fra la Grecia, l’Albania e l’Italia, riporta alla mente la tragedia del 10 aprile 1991. Lo afferma Luchino Chessa, il figlio del comandante del Moby Prince, Ugo Chessa, che morì nel terrificante incendio: «L’incidente del traghetto Norman Atlantic riporta alla memoria la tragedia del 10 aprile 1991: il dramma che hanno vissuto e stanno vivendo le persone su quel traghetto non può non far pensare alle 140 vittime del Moby Prince», scrive in una nota Luchino Chessa.

DIFFERENZE SOSTANZIALI – Tuttavia, avverte Chessa, «la differenza sostanziale tra la tragedia del 1991 è quella di ieri è che la macchina dei soccorsi in questo caso è stata organizzata bene e ha fatto e sta facendo il suo lavoro. Al contrario nel caso del Moby Prince tutto è avvenuto nel segno dell’improvvisazione e della disorganizzazione, considerando oltretutto che l’incidente è avvenuto nella rada di un porto, Livorno, in una limpida e serena notte di primavera».

APPELLO A RENZI – Chessa sollecita per la tragedia livornese un intervento del premier, Matteo Renzi: «Noi non dimentichiamo la tragedia di 23 anni fa e lo stesso dovrebbe fare Renzi che ieri è intervenuto puntuale ricordando il lavoro che la macchina dei soccorsi ha fatto e sta facendo per portare in sicurezza tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio del Norman Atlantic. Lo stesso Renzi nei giorni scorsi ha ricevuto una mia lettera aperta in cui si richiedeva per l’ennesima volta un suo intervento sulla vicenda Moby Prince. Alla luce di questa nuova tragedia del mare pensiamo che Renzi debba dare un segnale che può aiutare il nostro Paese a voltare pagina. Non più Moby Prince!».

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Domenico Coviello

Giornalista

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