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Giorgio Napolitano

Napolitano: il secondo addio di «re Giorgio». Fiducia a Renzi e all’Italia, avanti con l’Europa

Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano durante il suo messaggio di stasera 31 dicembre 2015

ROMA Alle 20,30 di oggi 31 dicembre è andato in onda, su internet e su tutte le reti tivù nazionali, il nono messaggio agli italiani di Giorgio Napolitano. È stato anche quello del suo secondo e stavolta definitivo congedo. Il primo, lo ricordiamo, risale al 31 dicembre 2012, quando il mandato era in dirittura d’arrivo. In quel momento niente faceva presagire che i partiti politici sarebbero stati così inetti da non arrivare a un accordo per un nuovo Capo dello Stato. E che avrebbero dovuto supplicare in ginocchio l’anziano presidente, che aveva già compiuto 87 anni, di accettare un bis per il bene del Paese. Quel secondo mandato che lo stesso Napolitano ha definito come un’eccezionalità costituzionale. E ha quindi aggiunto: «è positivo che ora si torni alla normalità costituzionale, ovvero alla regolarità dei tempi di vita delle istituzioni, compresa la presidenza della repubblica».

Il tono del messaggio – che il Presidente ha voluto rivolgere direttamente al cuore degli italiani – è stato ispirato alla fiducia nel futuro e, pur nelle difficoltà, all’ottimismo della ragione. Napolitano ha subito confermato che presto se ne andrà, senza precisare la data. Che probabilmente sarà il 14 gennaio 2015, dopo la fine del semestre europeo dell’Italia. Del resto «re Giorgio» non è il tipo di comandante che abbandona la nave nel mezzo della tempesta. Ha confermato che ritiene di lasciare per la fatica dovuta all’età ma anche perché a suo avviso ci sono prospettive positive, ci sono istituzioni sufficientemente solide. Così come lui stesso aveva auspicato nel lontano 2006, quando già chiedeva che le forze politiche e le istituzioni collaborassero per i temi di interesse generale del Paese.

MESSAGGIO – Il discorso è durato una ventina di minuti. Napolitano, visibilmente commosso, non ha tralasciato di fare una franca elencazione dei mali italiani, nonché dei possibili rimedi, comprese alcune proposte. I bilanci politici e istituzionali li aveva già tracciati nei recenti discorsi alle alte cariche dello Stato. Ha elencato, fra i mali da curare, la disoccupazione, le nuove povertà, la questione morale, l’avanzata di umori antieuropei e antipolitici, la rassegnazione alla retorica del declino. Ma, e qui sta un punto sul quale ha insistito da sempre il capo dello Stato, questa deriva può essere fronteggiata con successo se la politica ritroverà coraggio e se pure i cittadini s’imporranno uno scatto.

ESEMPI – Sono diversi gli esempi da lui tante volte indicati: i giovani con la loro ansia di fare, l’attivissimo mondo della ricerca, la risolutezza di certi capitani d’industria. Quei modelli in grado di ridare forza etica ai cittadini. A partire da Samantha Cristoforetti, da Fabiola Gianotti e dai medici di Emergency. Poi Papa Francesco. Modello per le “vigorose” denunce contro il rischio di insofferenza globale. E infine tutti coloro che sono intervenuti per salvare i naufraghi del traghetto Norman Atlantic. Unendo le forze e soprattutto chiudendo bene il cantiere delle riforme (da quella sul bicameralismo paritario, propedeutica a molte altre, a quella parallela del sistema elettorale) l’Italia può davvero far partire la modernizzazione di cui c’è urgente bisogno.

DISOCCUPAZIONE – E non ha nascosto che: «la questione chiave è il dilagare della disoccupazione giovanile e la perdita dei posti di lavoro». E ha invitato tutti a uno sforzo collettivo. Ulteriore. Perché «dalla crisi  mondiale purtroppo non siamo riusciti a sollevarci. Ciò che serve è il recupero di una ragionata fiducia in noi stessi».

EUROPA – Riferendosi al semestre di presidenza italiana, Napolitano ha affermato:  «l’Italia ha colto l’opportunità per sollecitare un cambiamento delle politiche dell’Unione Europea che accordino priorità al rilancio solidale delle nostre economie». Poi la critica a chi vuole abbandonare quello che il Capo dello Stato definisce l’alveo europeo: «perché non c’è niente di più velleitario e pericoloso di certi appelli al ritorno alle monete nazionali».

RENDICONTO – Ha tracciato il rendiconto di una lunga stagione (nove anni) incominciata in un’Italia che, nel 2006, era molto diversa. A Palazzo Chigi c’era Prodi, Berlusconi aveva appena perso le elezioni per una manciata di voti, la politica era spaccata in due blocchi, non esistevano i grillini e, soprattutto, la crisi economica non sembrava così nera. Ha ricordato il suo grande impegno per rinnovare l’orgoglio della nostra unità e i festeggiamenti per il 150° anniversario di questa: «Ho fatto del mio meglio in questi anni lunghi e travagliati della mia presidenza per sanare le ferite subite all’unità nazionale e ridare ad essa l’evidenza perduta». E ha rinnovato la sua preoccupazione per la presenza della criminalità organizzata, di una fiorente economia criminale e della corruzione.

ISLAM – Così come ha sottolineato il pericolo dell’estendersi di un terrorismo fanatico che sogna la creazione di uno stato islamico da imporre con la forza. «Dal disegno di uno o più Stati islamici integralisti da imporre con la forza sulle rovine dell’Iraq, della Siria, della Libia, al moltiplicarsi o acuirsi di conflitti in Africa, in Medio Oriente, nella regione che dovrebbe essere ponte tra la Russia e l’Europa: di questo quadro allarmante l’Italia, gli italiani devono mostrarsi fattore cosciente e attivo di contrasto».

GOVERNI – Affidando l’Italia a due governi tecnico e di grande coalizione Napolitano aveva tentato di stabilizzare il sistema con le larghe intese e di salvare l’Italia dalla bancarotta. Le cose poi hanno funzionato solo in parte, i «necessari cambiamenti» sono ancora da concludere. Però ora la cornice è «più solida» e quindi il vecchio Presidente se ne può andare. Del resto lo aveva detto più volte: «Resterò fin quando la situazione me lo farà ritenere necessario, e fino a quando le forze me lo consentiranno».

Addio, dunque, Presidente. I commenti sull’azione politica di un personaggio che ha attraversato tanti anni della storia politica italiana sono stati e saranno sicuramente contrastanti. Ma dobbiamo riconoscere che sia il primo che il secondo mandato sono stati caratterizzati dall’affermazione continua di rispetto e fedeltà ai principi della Costituzione, della quale, durante il primo settennato, cadeva il sessantesimo anniversario. Anche se nella pratica la condotta di Napolitano, che proprio per questo è stato definito dalla stampa «re Giorgio», è sembrata ispirarsi in alcuni momenti più ai canoni di una repubblica presidenziale che a quelli di un regime parlamentare.

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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