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Giorgio Napolitano

Napolitano: dimissioni, le procedure e i saluti

Il Consiglio regionale sceglie i tre grandi elettori per il dopo Napolitano
Giorgio Napolitano

Tutti concordano: domani sarà il grande giorno, il presidente Giorgio Napolitano darà le dimissioni. Anche perché sembra che oggi Napolitano abbia in programma il saluto ai corazzieri e al personale, segnale inequivoco dell’imminenza del suo addio. Ma qual’è la procedura che verrà seguita per rendere effettive queste dimissioni e per eleggere il nuovo Capo dello Stato? Pochi lo sanno e quindi vogliamo venire in loro aiuto.

Le dimissioni sono, a termine di legge, il punto iniziale della procedura: a partire da questo momento, dal momento cioè in cui la lettera è notificata ai presidenti della Camera e del Senato e al presidente del Consiglio, viene fissata la convocazione delle Camere in seduta congiunta per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, esattamente quindici giorni dopo.

La lettera di dimissioni dunque verrà  recapitata anzitutto alla presidente della Camera, Laura Boldrini, che deve convocare, come detto, per il 15° giorno successivo, la riunione congiunta a Montecitorio di Camera e Senato per l’elezione del nuovo presidente.

Altro destinatario importante è il presidente del Senato, Pietro Grasso, seconda carica dello Stato, che da quel momento inizierà  il periodo di reggenza. Il presidente del Senato affiderà  l’assemblea ai quattro vicepresidenti, e si trasferirà  a Palazzo Giustiniani, sede del Capo dello Stato reggente.

Terzo destinatario Matteo Renzi, presidente del Consiglio.

Giorgio Napolitano, firmata la lettera di dimissioni, se ne andrà dopo quasi nove anni dal Colle, dalla residenza che fu di Papi e di Re. Avrà a disposizione l’ufficio di senatore a vita, a Palazzo Giustiniani, accanto a quello di Carlo Azeglio Ciampi.

Forse molti degli scatoloni che traslocherà dal Quirinale erano già pronti dal giorno del primo addio, al termine del mandato precedente. Napolitano tornerà però al Colle per il passaggio di consegne, dopo il giuramento del suo successore.

La prassi prevede che in quel momento il presidente del Consiglio, in ossequio al dettato costituzionale per il quale il capo del governo deve essere scelto e nominato dal presidente della Repubblica, rimetterà mandato nelle mani del nuovo Capo dello Stato. Si tratta di «dimissioni di cortesia», che normalmente vengono respinte. Poiché il nuovo presidente sarà senza dubbio di gradimento di Matteo Renzi questa tradizione verrà sicuramente rispettata.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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