L'imam Bilal Bosnic, poi arrestato in Serbia, nel 2012 fece tappa nel senese

Charlie Hebdo: reclutatori di combattenti islamici anche a Monteroni d’Arbia?

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Cultura, Politica

Monteroni d'Arbia

Monteroni d’Arbia

Dopo gli attentati di Parigi è cresciuto in Europa il timore di altri atti eclatanti, che potrebbero colpire a morte le nostre città. Si moltiplicano quindi anche in Italia i controlli, le verifiche, soprattutto negli ambienti vicini all’Islam radicale.

BOSNIC – Fra i nomi sospettati di reclutare miliziani per l’Isis in Italia spiccava quello di Bilal Bosnic – finito in galera nel mese di settembre a Sarajevo – l’imam salafita che l’inverno scorso ha fatto tappa anche in diverse città del Nord Italia, tra cui Bergamo, Cremona e Pordenone. In precedenza, nel 2012, era stato ospite al centro islamico “Rastelica” di Monteroni d’Arbia, nel senese. La polizia serba lo ha arrestato nell’ambito di una vasta operazione antiterrorismo che ha portato in cella altri 15 islamisti. L’accusa è di aver finanziato e reclutato giovani bosniaci per mandarli a combattere al fianco dei gruppi jihadisti, vicini all’Isis, in Siria e Iraq. Un imam errante per conto di Al Baghdadi. Bilal Hussein Bosnic, 42 anni, era conosciuto come Cheb Bilal nella comunità wahabita slava di cui è leader. E’ sotto inchiuesta anche in Italia, la magistratura di Venezia indaga sui suoi “tour di preghiera” a Bergamo, a Pordenone, a Cremona, sospettando che questi fossero in realtà il paravento del proselitismo di stampo jihadista.

ROMA – Adesso anche la procura di Roma sta indagando su questo mondo sommerso, composto da decine di soggetti a rischio, uomini e donne che vivono, e spesso lavorano, in Italia e che potrebbero trasformarsi in potenziali jihadisti. Tra loro, dicono quelli che da tempo sono sulle loro tracce seguendone i movimenti, anche sul web, ci sono magrebini tra i 25 e i 35 anni, marocchini, algerini e tunisini in Italia da qualche anno, ma anche italiani convertiti all’islam, migranti di seconda generazione, spesso giovanissimi, veterani delle guerre di Bosnia e Afghanistan tornati nel nostro paese negli anni scorsi e che potrebbero ripartire per i fronti della Siria e dell’Iraq, predicatori.

AZIONI – Non ci sono al momento segnali concreti di progettualità in corso o elementi che possano far ritenere che sia in atto la pianificazione di una azione sul nostro territorio. Ma ciascuno di questi soggetti potrebbe “attivarsi” da un momento all’altro, senza bisogno di un input preciso. Le indagini puntano dunque a tenere sotto costante osservazione i loro movimenti e a capire se siano affiliati ad organizzazioni terroristiche, cercando di mettere in luce i loro rapporti con l’Isis o altre formazioni estremiste e tracciare le rotte dei miliziani che intendono combattere la guerra santa in Europa.

ITALIA – Secondo gli investigatori, sarebbero dislocati in maniera sparsa “in varie regioni del Paese” dove è più radicato l’estremismo di matrice islamica: alcuni ambienti a Milano, Bergamo e Brescia, in Piemonte e Veneto, in Toscana e in Emilia Romagna, a Roma e Napoli. Molti di questi “insospettabili” vivono isolati dal resto delle comunità islamiche di riferimento, che considerano “troppo indulgenti e deboli nei confronti del mondo occidentale”. Per loro, e per quelli che invece vivono integrati con il resto della comunità, il proselitismo e lo scambio di informazioni avviene tramite la rete. La maggior parte di loro, infatti, si è formata e radicalizzata attingendo alla propaganda dei siti e dei forum jihadisti che vengono costantemente alimentati dall’odio antioccidentale. Fanno eccezione i reduci delle guerre di una quindicina di anni fa, che hanno una formazione non solo ideologica ma anche militare di un certo spessore. E hanno, in diversi casi, mantenuto i contatti con i reclutatori al di là dell’Adriatico.

Dopo gli attacchi di Parigi, sottolinea chi indaga, l’attività dei presunti terroristi è come scomparsa. Forse per il clamore mediatico suscitato dagli attentati e dal timore di una stretta dei controlli. Ma il silenzio è qualcosa che preoccupa non poco chi deve fermare i potenziali terroristi prima che seminino il terrore.

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