I governatori (dimenticando la promessa di non gravare ancora sui cittadini) rimediano alle minori rimesse statali

Tasse: addizionale Irpef aumentata in 5 Regioni. Le altre (Toscana compresa) lo faranno dopo le elezioni di primavera

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Primo piano

La sede della Regione Toscana

La sede della presidenza della Regione Toscana, dove lavora il governatore Enrico Rossi

ROMA – Nel 2015 le Regioni subiranno una riduzione delle risorse erogate dallo Stato di 3,5 miliardi di euro. E come compenseranno il mancato incasso? Semplice, mettendo le  voraci mani nelle tasche di alcune categorie di italiani. La soluzione sta nel dettato del decreto legislativo 68 del 2011 sul federalismo regionale e di altre leggi che, per quest’anno, come spiegano i tecnici della Cgia di Mestre, ampliano al massimo l’autonomia tributaria delle Regioni. Nel caso specifico, per l’ Irpef l’imposta sul reddito delle persone fisiche, da quest’anno gli enti locali potranno applicare un’aliquota fino al 3,33%. Nel 2012 e nel 2013 l’aliquota massima consentita arrivava fino all’1,73%, nel 2014 era già salita al 2,33%.

ADDIZIONALI – Fino ad ora sono solo 5 le regioni che hanno modificato le addizionali regionali Irpef. Sono Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte. Il perché di questa limitazione? E’ molto semplice: queste sono le uniche regioni che hanno già rinnovato giunte e consigli, e quindi i governatori in carica non temono d’inimicarsi gli elettori introducendo o aggravando balzelli.

REDDITI –  A esclusione della Lombardia gli aumenti interesseranno i contribuenti con redditi considerati (ma non è più così …) medio alti. In linea generale gli incrementi di imposta scatteranno per i redditi con più di 40.000 euro: se in Abruzzo il rincaro sarà di 38 euro e varrà per quasi tutti i livelli di reddito, in Emilia Romagna dove i redditi sino a 39.000 euro addirittura ci guadagnano, a partire dai 40.000 euro si registrerà un aggravio pari a 2 euro, per arrivare a sfiorare i 1.500 euro di tasse in più per i redditi da 300.000 euro. Anche in Liguria i contribuenti con più di 40.000 euro si troveranno un aumento di 5 euro, fino a toccare i 1.560 euro in più per i più ricchi. In Piemonte, invece, l’incremento delle aliquote comporterà un inasprimento della tassazione molto significativo. Se per i redditi oltre i 40.000 euro si pagherà 53 euro in più, per i redditi superiori si arriverà a pagare oltre 2.500 euro per la soglia dei 300.000 euro. Solo i lombardi possono ritenersi soddisfatti: fino ai 100.000 euro di reddito non si avvertirà alcuna differenza rispetto l’anno scorso: i contribuenti con un reddito oltre i 150.000 euro pagheranno 5 euro in più, per arrivare a un aumento di 20 euro per i redditi da 300.000 euro. Nonostante siano solo 5 le Regioni interessate da questo monitoraggio, il campione è comunque molto significativo. Il numero dei contribuenti Irpef presenti in questi 5 territori è pari al 41,4 per cento del totale nazionale.

CGIA – “Al netto degli obblighi di legge che hanno imposto ad alcuni Governatori la modifica delle aliquote e anche degli scaglioni di reddito dell’addizionale regionale Irpef – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – l’inasprimento dell’imposizione è legato anche al taglio dei trasferimenti deciso con l’ultima legge di Stabilità. Nel 2015, infatti, le Regioni a statuto ordinario subiranno una riduzione delle risorse erogate dallo Stato centrale di 3,5 miliardi di euro che, in parte, sarà compensata dall’aumento delle tasse locali”. L’anno di riferimento, segnala la CGIA, è quello di competenza: pertanto, il pagamento effettivo avverrà l’anno successivo: nello specifico, l’importo delle addizionali regionali del 2014 verrà versato nel 2015 e quello di competenza per l’anno in corso nel 2016.

TOSCANA – Per il 2015 i toscani possono stare relativamente tranquilli. Dovranno andare alle urne e quindi il governatore uscente, Enrico Rossi,  ovviamente non ha preannunciato interventi garantendo che le tasse non si aumentano.  Preoccupano però alcune affermazioni di Rossi,  intenzionato a ricandidarsi. Ha dichiarato l’intenzione di riassorbire una parte degli esuberi delle province e di acquisire dalle ex province trasformate in enti di secondo grado alcune competenze fondamentali: formazione e lavoro; agricoltura, caccia e pesca; ambiente. Ma per far questo la Regione dovrà aumentare gli introiti e mettere perciò le mani nelle tasche di molti cittadini, in particolare di quelli che Rossi ha definito ricchi in un’intervista dello scorso mese di ottobre a Sky24: «Non sarebbe uno scandalo far pagare di più chi ha redditi alti su tutte le prestazioni sanitarie. Che so, 2mila euro se la prestazione ne costa 20mila. O non esentare un pensionato benestante». Successivamente qualche giornale avanzava l’ipotesi che la soglia di ricchezza, nella mente del governatore, si situasse alla cifra di 50.000 euro lordi l’anno. Ma lo sa, Rossi, quanto costa la vita a chi non ha i benefit di cui beneficia lui (macchina con autista, cellulare di servizio, rete wi-fi, e indennità varie’). Con 50 mila euro lordi l’anno (che poi sono poco più di 2mila netti al mese) un cittadino non è tanto ricco da potersi pagare assistenza sanitaria o da potersi permettere di pagare più tasse. E’ solo una persona che guadagna grazie al suo lavoro o che percepisce un’onesta pensione dopo aver versato tasse e contributi per 35-40 anni e oltre. Perchè massacrare un cittadino così? Ci pensi, Rossi, prima di sparare altre dichiarazioni che sanno di vecchia e stantia lotta di classe.

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