Secondo l'indagine della Confederazione Generale artigiani di Mestre

Sanità: il buco delle regioni è di 24,4 miliardi (e mancano all’appello i conti di Toscana e Calabria)

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

I debiti della sanità restano elevati

I debiti della sanità restano elevati

Nonostanze gli sforzi di Renzi per diminuire i tempi di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione la situazione è tutt’altro che definita, soprattutto in un settore molto delicato, quello della sanità. Che ha accumulato un debito con i propri fornitori di almeno 24,4 miliardi di euro. Lo ha calcolato la Cgia di Mestre sulla base dei dati disponibili al 2013 (ultima rilevazione) che sono sicuramente sottostimati: infatti, dal conteggio sono esclusi i mancati pagamenti registrati dalle Asl della Toscana e della Calabria.

REGIONI – La sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 5,9 miliardi di euro. Seguono Campania, con 3,8 miliardi di euro, Lombardia e Piemonte, entrambe con 2,2 miliardi e il Veneto, con 2 miliardi di euro ancora da onorare. Se, invece, rapportiamo il debito alla popolazione residente, il primato spetta al Molise, con 1.416 euro pro capite. Seguono il Lazio, con 1.017 euro pro capite, la Campania con 660 euro pro capite e il Piemonte, con 510 euro per ogni residente.
Per il calcolo del debito complessivo occorre tener conto che, alla data del 26 novembre 2014, come detto, non risultavano pervenuti i dati relativi all’indebitamento degli enti del Servizio sanitario regionale della Regione Toscana e della Regione Calabria. Le note alla pubblicazione della Corte dei Conti ‘Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali’ includono le motivazioni della mancanza di comunicazione dei dati. Per la Regione Toscana si legge: «Con la comunicazione del 13 novembre si dichiara quanto segue: ‘Non è stato possibile approvare il Bilancio Consolidato 2013 entro il termine del 30 Giugno dell’anno successivo a quello di riferimento, in quanto non era stato né predisposto, né approvato, nessun bilancio degli Enti che lo compongono, a causa del ritardo con cui è giunta la comunicazione di assegnazione delle risorse alle Regioni da parte dell’AIFA datata 01/10/2014».

TEMPI – Per quanto concerne i tempi medi di pagamento praticati nel 2014 e riferiti alle sole forniture di dispositivi medici (Fonte: Assobiomedica), in Calabria il saldo della fattura è avvenuto mediamente dopo 794 giorni (praticamente dopo 2 anni e 2 mesi), in Molise dopo 790 giorni e in Campania dopo 350 giorni. Se teniamo conto che la legge in vigore stabilisce che i pagamenti delle strutture sanitarie debbano avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura, nessun valore medio regionale rispetta questo termine. La Toscana con 188 giorni, si situa nella seconda metà della classifica, lontana anch’essa dallo standard dei 60 giorni.

CGIA – «Sebbene negli ultimi anni l’andamento dello stock del debito sanitario risulti in calo – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – è verosimile ritenere che il dato riferito al 2014 non si dovrebbe discostare moltissimo da quello relativo al 2013. Ovviamente, le politiche messe in atto dagli ultimi Governi attraverso le anticipazioni di liquidità sono proseguite anche l’anno scorso. Tuttavia, tenendo conto del fatto che nel corso del 2014 dovrebbe essersi accumulata una nuova quota di debito sanitario e aggiungendo i mancati pagamenti della Toscana e della Calabria, il debito complessivo non dovrebbe allontanarsi di molto dal risultato emerso nella rilevazione del 2013».
Anche per queste ragioni, l’Ufficio studi della CGIA ricorda che il 18 giugno 2014 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, ritenendoci responsabili di aver violato la Direttiva europea sui ritardi dei pagamenti entrata in vigore nel marzo del 2013.

Probabilmente, un contributo importante alla riduzione dei tempi di pagamento potrebbe avvenire con l’introduzione della fattura elettronica. La legge, infatti, ha stabilito che dal prossimo 31 marzo tutta la Pubblica Amministrazione (PA) non potrà più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Inoltre, a partire dal 30 giugno di quest’anno, le PA non potranno procedere al pagamento, neppure parziale, fino all’invio del documento in forma elettronica.
Speriamo bene, ma le riforme di Renzi evidentemente tardano a dare i frutti sperati, in ogni settore.

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