Intanto sparisce l'ipotesi di tassare i versamenti in banca sopra i 200 euro

Fisco: nuovi metodi per accertare i redditi. Basta fatture, ricevute, scontrini fiscali, registri Iva. Ecco i documenti digitali facili da rintracciare dall’Agenzia delle Entrate

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Primo piano, Top News

Fisco sempre più digitalizzato

Fisco sempre più digitalizzato

ROMA – La nuova direttrice su cui lavora il governo per riordinare le materie burocratico-fiscali fa leva soprattutto sulla completa tracciabilità degli adempimenti fiscali in cambio di maglie più larghe sull’uso del contante. Un cambio di rotta rispetto alle tendenze dergli ultimi anni, che hanno sempre visto tentativi di limitare la circolazione di contanti. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà per i cittadini-contribuenti.

DIGITALE – Verrà dato l’addio alla carta per lasciar posto al digitale. Spariranno fatture, ricevute e scontrini fiscali cartacei. Stessa sorte per i registri Iva e quelli dei clienti-fornitori, finalizzati ad eventuali controlli fiscali, che ad oggi devono essere tenuti da chi esercita un’attività. Gli strumenti in questione saranno sostituiti con supporti informatici che permetteranno a professionisti e commercianti di scambiarsi fra loro fatture in entrata e uscita, e all’Agenzia delle entrate di monitorare il tutto. Stesso sistema per gli “scontrini digitali”.

AGGIORNAMENTO – Ovviamente sarà necessario un aggiornamento delle tecnologie e dei registratori di cassa per tutti coloro che saranno chiamati ad adattare i propri strumenti alle nuove direttive: aggiornamento che sarà favorito con un credito d’imposta di 100 euro.

730 PRECOMPILATO – Un primo passo verso l’informatizzazione del fisco si ha col 730 precompilato, che arriverà nelle cassette elettroniche di lavoratori dipendenti e pensionati, dopo l’ok del Garante per la privacy, il prossimo 15 aprile. Un meccanismo che in prospettiva consentirà al fisco di predisporre detrazioni e deduzioni, dai mutui ai medicinali, direttamente dal proprio “cervellone” centrale.

TRACCIABILITÀ – Limitazioni all’uso del contante, finalizzate all’antiriciclaggio o alla lotta all’evasione e di fatto volte ad incentivare la più tracciabile moneta elettronica, sono stati via via introdotti negli ultimi anni anche per altre specifiche forme di pagamento.  Pensioni e stipendi della Pubblica amministrazione – al di sopra dei mille euro – vengono già erogate solo per via bancaria o postale. Lo stesso vale per gli affitti al di sopra della medesima soglia. E nella stessa direzione va la contestata norma che obbliga professionisti e commercianti a dotarsi di Pos (senza obblighi e sanzioni) e ad accettare pagamenti superiori ai 30 euro con bancomat o carta di credito.

EVASIONE – L’informatizzazione del Fisco e tutti gli strumenti di controllo di cui sopra offriranno maggiori strumenti per la lotta all’evasione fiscale. In questa chiave potrebbe risultare meno urgente proseguire le politiche degli ultimi anni tendenti alla progressiva limitazione del contante. Il reato di autoriciclaggio, i possibili rafforzamenti del falso in bilancio e la rinuncia a depenalizzare le fatture false renderanno più difficile la circolazione di denaro “nero” e quindi accettabili normali transazioni in banconote e monete metalliche.

CONTANTE – In questo senso, come ha annunciato il premier Renzi, si andrà presumibilmente verso un allargamento delle maglie per l’uso del contante: il tetto massimo potrebbe essere portato dagli attuali 1.000 a 3.000 euro. La norma non è ancora materialmente presente nella bozza di decreto: se entrerà sarà tuttavia operativa contestualmente alla riforma elettronica del fisco. Fino ad oggi si era invece assistito al fenomeno contrario, alimentato proprio dalla necessità di combattere il denaro “nero”. Il tetto alla possibilità dell’uso del contante – anche per i pagamenti tra privati – si è progressivamente ridotto: era di 12.500 euro nel 2008 per poi scendere fino agli attuali mille nel 2012. Dal progetto sembra scomparsa l’intenzione di introdurre una tassa di bollo sui versamenti in banca superiori ai 200 euro, di cui si parlava da qualche giorno, ma che è stata smentita dal Tesoro.

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