Non c'è mai pace per le pantere grigie

Pensioni: il governo pensa d’intervenire (con l’accetta) attraverso la legge di stabilità

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Sportello Inps

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A tre anni dal varo dell’ultima riforma delle pensioni, che ha sancito l’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi ed il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, il governo sta pensando di fare una sorta di “tagliando” alla riforma stessa, con alcuni ritocchi che possano migliorarla senza stravolgerla nell’ambito della prossima legge di Stabilità. Vediamo nel dettaglio le ipotesi allo studio dell’esecutivo.

RIVALUTAZIONE – Nei mesi scorsi il commissario Tiziano Treu aveva posto il problema della rivalutazione dei montanti contributivi (determinati dalla media quinquennale del Pil) in casi di prolungata recessione. La medesima questione è stata poi sollevata per l’indicizzazione all’inflazione degli assegni pensionistici in pagamento quando si entra in una fase di prolungato calo dei prezzi, come nell’attuale fase deflattiva. Si tratterebbe di ‘assicurare’ le pensioni attuali e future da andamenti avversi del Pil e dell’inflazione, insomma.

RECEDIBILITÀ – Prima della riforma del 2011 vigeva un regime di libera recedibilità (con obbligo di preavviso) per il datore di lavoro privato nei confronti del lavoratore al raggiungimento dei requisiti pensionistici, interpretati dalla giurisprudenza in senso favorevole al lavoratore stesso come maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia (65 anni). Dopo la riforma, per incentivare il proseguimento dell’attività, è stato riconosciuta al lavoratore l’estensione della tutela contro il licenziamento fino al nuovo limite massimo di flessibilità per l’accesso alla pensione (70 anni + adeguamenti alla speranza di vita). Ora ci si propone di tornare alla libera recedibilità alla maturazione del nuovo requisito minimo per la pensione di vecchiaia (66 anni e 3 mesi), o comunque al raggiungimento del primo requisito utile per il pensionamento.

FLESSIBILITÀ – Condivisa da governo e Inps l’esigenza di trovare forme di flessibilità per evitare situazioni come quelle che hanno interessato i cosiddetti “esodati” della riforma Fornero. In particolare Boeri, neo presidente Inps, si pronuncia sulla possibilità di anticipare l’entrata in pensione a fronte di un assegno leggermente più basso.

ESODATI – Per salvaguardare gli esodati l’ipotesi più realistica, in termini di sostenibilità finanziaria, è quella del cosiddetto ‘prestito pensionistico’, vale a dire la possibilità di riconoscere, a determinati soggetti con un paio di anni o tre dal pensionamento effettivo, un assegno temporaneo fino al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, con successiva restituzione da parte del pensionato della somma complessivamente percepita con microprelievi da parte dell’Inps. Ma ci sono proposte di interventi di flessibilità in uscita diversi (e più costosi) del prestito.

PASSERA –  “E’ urgente e indispensabile che il governo smentisca una volta per tutte la possibilita’ di nuovi interventi riduttivi sulle pensioni”. Lo afferma Corrado Passera, presidente di Italia Unica. “Lo stillicidio di voci su questo tema – spiega Passera – avviate dal ministro Poletti e poi riprese da affermazioni di autorevoli consiglieri di palazzo Chigi e da iniziative legislative di esponenti della maggioranza sono un errore e rischiano di compromettere i tenui refoli di ripresa economica in atto grazie in particolare agli interventi di Mario Draghi”, aggiunge.  “Il sistema pensionistico – puntualizza il leader di Italia Unica – e’ stato reso sostenibile con la riforma del 2011 votata con larghissima maggioranza dal Parlamento: altri interventi non sono giustificabili né opportuni”.  “Non e’ questa la politica economica che vogliamo e che serve al Paese. Le pensioni non vanno piu’ toccate. La spending review va realizzata tagliando e ottimizzando la spesa corrente e disboscando a fondo il settore delle societa’ partecipate pubbliche. Invece i conti del Governo ci promettono 48 miliardi di spesa pubblica corrente in piu’ e 68 miliardi di fisco in piu’, senza aumenti di investimenti. Non a caso la nostra crescita continua ad essere il fanalino di coda anche in Europa”, conclude Passera.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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