Sono 400.000 i pensionati che si sono stabiliti in altri Paesi

Pensioni: Boeri vuole tagliare l’assegno a chi ha deciso di passare la vecchiaia all’estero

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Politica, Primo piano, Top News

Tito Boeri

Tito Boeri

ROMA – Boeri non vuole che i pensionati decidano di espatriare, magari per godersi in un Paese meno costoso e opprimente dal punto di vista fiscale,  il frutto di contributi pagati per una quarantina d’anni. Le sue ultime dichiarazioni hanno del paradossale. Il bocconiano presidente invece di preoccuparsi di risanare l’amministrazione e i conti dell’Istituto se la prende con nuove iniziative contro i pensionati, categoria che in realtà dovrebbe tutelare. Non contento di proporre, tagli, contributi straordinari, limitazioni o trasformazione degli assegni in essere, adesso ha scoperto un nuovo bersaglio: i pensionati che si sono trasferiti all’estero.

Il presidente dell’Inps, durante la presentazione del rapporto World wide, ha affermato che l’Italia dovrebbe riflettere sulla possibilità di non pagare ai pensionati residenti all’estero la parte non contributiva delle loro prestazioni. Boeri ha definito paradossale come l’Italia sia uno dei pochi Paesi all’interno dell’Unione Europea a riconoscere la portabilità extra Ue della componente non contributiva dell’assegno previdenziale, mentre nel nostro stesse Paese manca una rete di assistenza sociale. Ma direi che invece paradossali sono le sue dichiarazioni.

ESTERO – Afferma Boeri che sempre più pensionati italiani decidono di emigrare e farsi pagare la pensione all’estero. Con il risultato che ogni anno “esce” dalla Penisola circa 1 miliardo di euro sotto forma di assegni e trattamenti assistenziali, mentre i consumi e il gettito fiscale diminuiscono di conseguenza. A riequilibrare i conti sono i contributi previdenziali dei quasi 200mila immigrati che hanno lavorato nel nostro Paese ma non ricevono la pensione perché sono tornati in quello di origine. L’economista ha sottolineato che è “paradossale” che “continuiamo a pagare” prestazioni a pensionati che vivono in altri Paesi “e che magari hanno un’assistenza di base”, mentre “in Italia non ci sono strumenti contro la povertà e una rete di base proprio perché si dice non ci siano le risorse”. E ha auspicato che con i contributi di chi non ha la cittadinanza italiana venga costituito un fondo per finanziare politiche di integrazione.

NUMERO – Secondo Boeri il numero dei pensionati emigrati è passato dai 2.553 del 2010 ai 5.345 nel 2014, con un aumento del 109%. Allargando lo sguardo al periodo 2003-2014, il numero sale a 36.500 persone. In tutto i trattamenti pensionistici erogati all’estero, in oltre 150 Paesi, sono 400mila all’anno per una spesa complessiva che supera il miliardo di euro. E 200 milioni, ha quantificato Boeri, se ne vanno solo per le prestazioni assistenziali, comprese eventuali integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali, “a pensionati che vivono in altri Paesi e che magari hanno un’assistenza di base: è un principio abbastanza strano” perché sono “persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi Paesi mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base”.

Ripetiamo quello che abbiamo affermato fino alla noia. Il dottor Tito Boeri non ha ancora accettato il fatto che la Corte costituzionale abbia dichiarato incostituzionali sia i contributi di solidarietà sulle pensioni più alte sia il mancato adeguamento della perequazione, tanto che insieme al governo ha studiato il sistema per applicare in modo scorretto i pronunciamenti della Corte, ma su questo si esprimerà di nuovo il massimo collegio costituzionale. Ma i pensionati, anche senza avere la toga addosso, potrebbero rispondergli che sono persone che hanno versato contributi e pagato le tasse fino all’ultimo centesimo e che non si possono intaccare i diritti acquisiti con idee balzane e stravaganti. Boeri, invece di lavorare per riordinare l’istituto, cerca di escogitare (anche di notte) nuovi sistemi per tartassare i pensionati. Che avrebbero il diritto di vivere tranquilli, nella sicurezza di un futuro messo in fibrillazione continua dalle sue improvvide sortite.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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