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Tasse d’Italia: i balzelli strani e curiosi (anche sull’ombra e le paludi) che affliggono gli italiani

Tassa sull'ombra
Tassa sull’ombra

ROMA – Non ci sono soltanto l’Irpef, pesantissima, e le addizionali, altrettanto pesanti e vessatorie, per regioni e comuni: sugli italiani pesano anche tasse altre tasse. In un rapporto dal titolo «Balzelli d’Italia», la Confesercenti ha raccolto le 100 tasse più strane, assurde e curiose che i cittadini sono costretti a pagare. In barba alle assicurazioni di Renzi che le tasse scendono. Dalla nascita alla morte c’è una tassa per ogni occasione. Ogni passo, ogni momento produttivo, ogni aspetto della vita civile, è gravato da balzelli spesso incredibili, che talvolta risalgono ad oltre 100 anni fa, ma che nessuno ancora si è sognato di abolire. Il Ministro Padoan farebbe bene a leggersi il rapporto e a prendere le necessarie determinazioni.

La più strana è la tassa sull’ombra: se con la sporgenza della tenda di un locale, il proprietario «invade» il suolo pubblico deve pagare l’imposta per occupazione di suolo pubblico.

C’è poi l’imposta sulle paludi. Nasce nel 1904 da un regio decreto che prevedeva il pagamento di un contributo per la bonifica delle paludi che diventavano terre coltivabili. Intanto si continua a pagare.

Chi in autunno va per funghi dovrà «omaggiare» il fisco. Anche sui permessi di raccolta di funghi scatta la famigerata imposta di bollo. Per chi invece ai boschi preferisce il mare, c’è l’imposta sulla pesca sotto forma di tassa di concessione governativa. Lo stesso vale per i cacciatori per il possesso del fucile.

Città per città trovi un’altra imposta; la tassa di soggiorno, differenziata per classificazione alberghiera. Non si salvano i novelli sposi. Chi va all’altare deve rispettare il «ius primae gabellae»: introdotta da alcuni enti locali consiste nel pagamento di un corrispettivo a prezzo unico per poter celebrare il matrimonio in Comune.

Il fisco ha messo le mani anche sui gradini. Ebbene sì, chi per entrare in casa deve salire i gradini, è costretto a pagare un’imposta. Lo stesso vale per i ballatoi prospicenti sulla pubblica strada.

Non manca una tassa sulle suppliche che colpisce chi le istanze, petizioni, ricorsi, e relative memorie diretti agli uffici dell’amministrazione dello Stato tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento.

Non poteva mancare la tassa sul morto che viene richiesta per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall’ufficiale sanitario dell’Asl, più il costo del bollettino postale. E se avete pensato di risparmiare sul funerale o di non celebrarlo per vostri motivi personali e avete pensato di spargere le ceneri, il fisco non vi molla: c’è la tassa sulla dispersione delle ceneri più relative imposte di bollo.

Non è risparmiato nemmeno chi ha un’idea geniale. Alla faccia dello sviluppo del Paese c’è la tassa sulle invenzioni industriali. Questa comprende due pagamenti: la tassa di domanda di registrazione del brevetto e la tassa annuale per il mantenimento in vigore del brevetto e per la pubblicazione a stampa della descrizione e dei disegni.

Non è concesso nemmeno divertirsi. Un’imposta grava sui pubblici spettacoli teatrali e opere cinematografiche nonché le feste private in luogo pubblico.

Infine una tassa che avrà sicuramente amareggiato il Presidente Napolitano: quella sul tricolore che colpisce chi esibisce la bandiera dello Stato italiano perché sta facendo pubblicità. Tuttavia non c’è alcuna imposta sulla bandiera della Comunità Europea.

Sembra che ancora non ci sia la tassa sull’aria, ma quando Renzi lo saprà sicuramente provvederà a colmare questa grave lacuna. Per coprire le regalie che inventerà in vista delle elezioni.

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