Le conseguenze nefaste della legge della ministra montiana

Lavoro: dal 1 gennaio eliminata la mobilità, le conseguenze della legge Fornero

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Continuano ad angustiare i lavoratori le molte novità (negative) introdotte dal governo Monti e dalla sua ministra Elsa Fornero, quella che scoppiò a piangere lacrime di coccodrillo in una famosa conferenza stampa nella quale annunciava i sacrifici per i lavoratori, che tuttora permangono. Scatta infatti dal 1° gennaio una nuova disposizione della legge che prende il suo nome: sparisce la mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo. Per la precisione viene eliminata l’indennità che finora spettava ai lavoratori licenziati da aziende industriali con più di 15 dipendenti o da imprese commerciali con più di 50.

L’unico assegno di disoccupazione resta la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), uguale per tutti. Solo chi è stato messo in mobilità quest’anno continuerà a percepire il vecchio assegno. Non è questa l’unica novità del 2017 sul fronte del lavoro. Dal prossimo anno verranno meno anche gli incentivi alle assunzioni per coloro che, licenziati quest’anno, continueranno a percepire l’indennità di mobilità anche nel 2017. Gli sgravi riguardavano le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità indennizzata. La contribuzione previdenziale a carico dell’azienda era pari a quella degli apprendisti, per la durata di 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e 12 mesi in caso di tempo determinato.  A ciò si aggiungeva un contributo mensile, pari al cinquanta per cento dell’indennità non ancora percepita per un periodo di 12 mesi per persone al di sotto dei 50 anni di età; 24 mesi per i lavoratori ultra-cinquantenni; 36 mesi per li ultra-cinquantenni residenti nel Mezzogiorno e nelle zone ad alto tasso di disoccupazione.

Secondo uno studio del sindacato Uil le persone che rischiano di perdere gli sgravi sono circa 185.000, così suddivise: 104 mila residenti nelle Regioni del Nord, 37 mila residenti nelle Regioni del Centro, e 44 mila residenti nelle Regioni meridionali. Per queste persone, dice ancora la Uil, «a partire dal prossimo anno sarà più difficile, soprattutto al Sud, ricollocarsi nel mondo del lavoro».  Il costo degli incentivi, sempre secondo i calcoli del sindacato, è stato di 679 milioni di euro nel 2013, per poi calare a 354 milioni di euro nel 2014 e a 40 milioni di euro nel 2015. Con l’abrogazione della indennità di mobilità – afferma ancora la Uil – «i risparmi a regime saranno per lo Stato di oltre 2,5 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno le minori spese per il cadere degli incentivi alle assunzioni».  Fino alla fine del 2014 il lavoratore del Mezzogiorno ultra-cinquantenne licenziato poteva avere fino a 48 mesi di indennità di mobilità. Nel 2015 e nel 2016 c’è stata una riduzione a 36 mesi e poi a 24 mesi. Per il 2016 il sussidio dura 12 mesi per chi ha meno di 40 anni di età anagrafica, 18 mesi per chi ha tra i 40 e i 49 anni al Sud o per chi ne ha più di 50 al Nord, e 24 mesi se si hanno più di 50 anni e si risiede nel Mezzogiorno.

 

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