Firenze, Sollicciano: morto detenuto di 75 anni dopo 10 giorni di carcere. Aveva avuto un ictus

FIRENZE – Aveva 75 anni, era italiano e qualche mese fa era stato colpito da un ictus che gli aveva lasciato un braccio semiparalizzato e gravi conseguenze fisiche. Era entrato nel carcere di Sollicciano a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni. Domenica 28 giugno 2026 si è sentito male nella sua cella, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio, dove è morto per meningite.
A darne notizia sono i volontari di Pantagruel. L’uomo, ricoverato nel centro clinico dell’istituto, appariva già in condizioni estremamente precarie. “Gli ho portato dei vestiti — racconta Stefano Cecconi dell’associazione Pantagruel —. Aveva un braccio paralizzato a causa dell’ictus e i polpacci e gli
stinchi erano praticamente neri, tra cicatrici e problemi di circolazione sanguigna. Lui diceva di non stare malissimo, forse anche grazie alla disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria, degli infermieri e dei volontari”. Le sue condizioni, però, sarebbero peggiorate rapidamente. Sabato, tornando a trovarlo, il volontario, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, si è sentito rispondere che non era opportuno entrare perché il detenuto non riusciva più ad alzarsi dal letto oppure, quando tentava di farlo, cadeva quasi subito. Il giorno successivo è arrivato il malore, quindi il trasferimento in ospedale e infine il decesso.
Cecconi parla di una morte che impone una riflessione sulle condizioni di detenzione delle persone anziane e gravemente malate. “Dieci giorni in carcere, con temperature vicine ai 40 gradi e in una
situazione sanitaria come la sua, non sono una pena da scontare ma una tortura da applicare. È morto dopo appena dieci giorni di detenzione. L’articolo 27 della Costituzione, che impone che le
pene siano conformi al senso di umanità, in questa vicenda non è stato rispettato”.
Sulla morte del detenuto resta ora da chiarire, si legge ancora, se il suo quadro clinico fosse compatibile con la permanenza in carcere e se le sue condizioni avrebbero richiesto un ricovero ospedaliero anticipato o misure alternative alla detenzione
