Le dichiarazioni di Rossi e di Salvini

Immigrazione: evitiamo contrapposizioni istituzionali per garantire un’accoglienza dignitosa. Che non può essere illimitata

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Dall’attenta lettura degli interventi politici sul tema dell’immigrazione, sempre purtroppo all’ordine del giorno nel nostro paese, ho tratto la convinzione – inizialmente con grande stupore, poi rientrato – che recentemente sia partito un attacco concentrico contro il fulcro degli apparati di sicurezza dello Stato, i prefetti, organizzato da due insospettabili alleati di fatto: da un lato Matteo Salvini, leader della Lega Nord, dall’altro il governatore toscano Enrico Rossi.

Partendo da concezioni diverse, ma con unica finalità (depotenziare il potere dello Stato sul territorio) entrambi sono giunti alla stessa conclusione: scaricare sui prefetti la responsabilità dei gravi fatti e degli incidenti, collegati al fenomeno migratorio, che si sono recentemente verificati in varie regioni. Nelle ultime settimane infatti a Conetta (Ve) c’è stata la rivolta degli immigrati che hanno sequestrato i gestori del centro di accoglienza, e a Sesto Fiorentino e Firenze, a seguito della morte di un senegalese per l’incendio di un capannone occupato abusivamente, i migranti – con l’appoggio del movimento di lotta per la casa – hanno dato l’assalto alla prefettura.

Alcuni esponenti istituzionali locali, appartenenti ai partiti della sinistra, non hanno condannato espressamente i fatti e le azioni violente dei migranti, ma hanno teso a giustificarli per le condizioni di precarietà nelle quali erano costretti a vivere. Dimenticando che si trattava pur sempre di atti illegali e passibili di sanzioni penalmente rilevanti, sempre che la magistratura si ricordi di procedere anche contro questo tipo di azioni, che sembrano essere tollerate al massimo da una certa parte politica.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella,  inizialmente anche lui schierato su posizioni buoniste nei confronti di quel gruppo di migranti, ha poi fatto marcia indietro sul problema più generale quando un trentunenne nigeriano, barricatosi in un appartamento, ha preso a coltellate i poliziotti intervenuti, quasi staccando un orecchio al primo. Gli altri si sono salvati grazie ai giubbotti antiproiettile e il nigeriano è stato ovviamente arrestato. Di fronte a questo episodio il sindaco ha scritto su facebook: «Non c’è solidarietà senza legalità. Un abbraccio all’agente ferito quest’oggi a Firenze».

Prendendo spunto da questa giusta dichiarazione del sindaco ribadisco che, in linea generale, sarebbe auspicabile che tutti quelli che hanno a che fare con l’immigrazione, oltre a fornire accoglienza e assistenza doverose, ricordassero a questi ospiti che hanno diritti, ma anche doveri nei confronti delle collettività locali, aspetto di cui alcune istituzioni e associazioni si dimenticano troppo spesso, insegnando anche fin troppo bene ai migranti soltanto i loro, spesso presunti, diritti.

Ma torniamo alle posizioni di Salvini e di Rossi. Come ho detto, partendo da considerazioni completamente opposte entrambi sono giunti alla conclusione che la soluzione ideale per un’efficace opera di accoglienza e distribuzione dei migranti sarebbe quella di levare tale competenza ai prefetti, che a loro avviso non hanno finora operato bene. Per attribuirla alle regioni e ai comuni che sicuramente toglierebbero tutte la castagne dal fuoco. Come se le difficoltà per l’accoglienza dipendessero dall’inefficienza dei prefetti e non dalla mancata disponibilità di alcune regioni e di moltissimi comuni. Oltre che dall’assenza completa di intervento delle istituzioni europee e internazionali.

Al prefetto di Firenze è stato rinfacciato perfino – da qualche organo di stampa –  di non aver concesso udienza ai responsabili di azioni illegali, che avevano occupato abusivamente edifici e stavano creando turbative e scontri con le forze dell’ordine nel centro della città.

Nell’episodio dell’assalto alla prefettura di Firenze ho rivisto, come in un flash-back, l’analogo assalto attuato – e respinto dalle forze dell’ordine – nel 2010 alla prefettura di Torino da parte di profughi strumentalizzati dai centri sociali, al quale ho assistito dalla finestra visto che allora ero prefetto di quella città. Anche allora si rimproverava al prefetto – che aveva ricevuto i rappresentanti dei migranti ma non i centri sociali – il mancato dialogo con questi ultimi che, a dire della mammolette buoniste, fra cui alcuni giornalisti, svolgevano opera meritoria di assistenza ai profughi. Peccato che i centri sociali a Torino avessero occupato illegalmente diversi edifici, che piano piano – in collaborazione col comune – venivano liberati dalle Forze dell’ordine. Mentre i migranti e i profughi, con l’intervento delle istituzioni, furono ospitati e assistiti in una caserma messa a disposizione del prefetto e del comune dal Ministero della difesa.

La stessa cosa finora è avvenuta in Toscana, dove la collaborazione fra Regione, istituzioni statali, enti locali e volontariato ha finora fornito una prova eccellente. Sarebbe meglio dunque che il governatore Rossi rinfoderasse i suoi propositi bellicosi perchè – a mente fedda – anche lui converrà sull’opportunità di continuare su questa strada evitando divisioni e contrapposizioni controproducenti. L’esperienza di tutti questi anni ci insegna che le situazioni difficili e complicate, che comportano rischi politici e potrebbero causare perdite di voti agli enti territoriali, è meglio affidarle a uomini e donne delle istituzioni, professionali e imparziali come lo sono stati e continuano ad esserlo i prefetti. Che neppure Renzi, nella sua ansia di riforme a tutti i costi, aveva in animo di abolire.

Tag:, , , , ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
Mail

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.