Le riflessioni dell'ex segretario Pd

Politica: Bersani critica Renzi. Dopo il referendum non ha cambiato atteggiamento

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

Renzi e Bersani

ROMA – Se il punto di partenza della sua analisi è che il referendum è stato perso a destra perché tanto i compagni ci sono, cominciamo male. Il renzismo non ha capito la lezione, si rischia di tornare a sbattere. Parola dell’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che con Repubblica commenta l’intervista di Matteo Renzi . «Il voto del 4 dicembre è stato perso nell’idea schematica e datata che per la vittoria dei Sì bisognasse fare affidamento su una fantomatica maggioranza silenziosa. Si insiste a voler inseguire un centro che non esiste più, perché il ceto medio è oggi tutto dentro la crisi. Sta cambiando la geografia dell’esclusione. Errori ne sono stati fatti, dice Bersani. Abbiamo lasciato correre l’idea che lo Stato fosse sempre sostituibile o surrogabile dal mercato. Se ora non si cambia strada, si lascerà una occasione eccezionale a una nuova destra in formazione che non è un partito, bensì un campo di idee fondato su protezionismo, sovranismo e identitarismo». Ma questa destra, precisa, in Italia non è il Movimento 5 Stelle. I 5stelle, pur con i loro limiti, tengono in un confuso stand by qualcosa che potrebbe essere peggiore.
Sulle banche il problema del governo uscente è che sul tema non è stato percepito lineare. Si è avuto paura di annunciare in campagna elettorale un intervento pubblico di salvataggio che sarebbe stato tutt’altro che impopolare. Quanto alle posizioni sul lavoro nel Pd divergenze ci sono sempre state, afferma Bersani. «Il fatto è che non se ne discute, come sul risultato delle amministrative. Vogliamo fare una cosa di buon senso sui voucher? Non cancelliamoli, ridimensioniamoli. Ammettiamolo: ci sono scappati di mano e sono esterrefatto che ministero del Lavoro, Inps e Istat lo neghino». Per la legge elettorale l’ex segretario dem non capisce la passione di Renzi per il ballottaggio. «Ragioniamo su un sistema elettorale con due pilastri: un incentivo ragionevole alla governabilità e la possibilità del cittadino di scegliere e i parlamentari. E non sottovalutiamo le virtù del Mattarellum nel compattare i soggetti politici».
Roberto Speranza leader anti-Renzi?  «Lo stimo, non è un segreto, ma al di là dei nomi serve un segretario che si occupi del partito, sdoppiandolo dalla figura del premier. E non  escludiamo a priori di pescare da campi che non sono del tutto sovrapponibili alla politica».

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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