Le regole europee si applicano a dirigenti e clienti

Monte Paschi: dopo l’ok della Commissione Ue quali conseguenze per azionisti, obbligazionisti e risparmiatori

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Le regole comunitarie consentono a un governo di aiutare finanziariamente una banca in crisi. Tuttavia, a certe condizioni. Prima di tutto, la banca deve essere ristrutturata; in secondo luogo è necessario che le autorità di vigilanza assicurino la solvibilità dell’istituto di credito, facendo anche una stima delle perdite registrate e delle perdite attese. L’accordo prevede una serie di misure, che la stessa Commissione europea ha elencato nel suo comunicato.

Azionisti e obbligazionisti non privilegiati saranno chiamati a partecipare alla ristrutturazione, subendo perdite. I depositanti, invece, saranno risparmiati, in linea con le regole europee. Gli obbligazionisti non privilegiati a cui sono stati venduti dei titoli con un raggiro (misselling in inglese, ndr) potranno essere rimborsati. L’accordo tra Roma e Bruxelles prevede che i titoli vengano trasformati in azioni. Queste verranno poi riacquistate da MPS, versando al risparmiatore obbligazioni privilegiate.

Tra le condizioni poste dalla Commissione europea e dalle regole comunitarie, vi è anche un tetto da applicare ai salari dei dirigenti della banca. Questi non potranno avere un ammontare superiore a dieci volte la media dello stipendio dei dipendenti di MPS. L’attuale amministratore delegato, Marco Morelli, fu assunto nel settembre scorso con uno stipendio lordo annuo di 1,865 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere una parte variabile decisa anno per anno.

Il Sole 24 Ore spiega in dettaglio le conseguenze di quest’operazione per risparmiatori, azionisti e obbligazionisti.

La ricapitalizzazione precauzionale, ovvero, l’ingresso dello Stato nel capitale in base alle nuove regole della direttiva europea BRRD sul risanamento e risoluzione delle banche non è indolore: prevede infatti il burden sharing, cioè, la ripartizione di parte delle perdite sui privati tramite l’azzeramento del capitale degli azionisti e dei sottoscrittori delle obbligazioni subordinate (per gli investitori istituzionali il burden sharing “adeguato” alla ricapitalizzazione precauzionale è al momento oggetto di trattativa tra l’Italia e le istituzioni europee), ma dove questi ultimi – quando risparmiatori, investitori privati retail- non perderanno un centesimo di euro nel caso in cui potranno dimostrare di essere stati ingannati dalla banca e di essere stati acquirenti di questi bond in maniera inconsapevole dei rischi potenziali della subordinazione del prestito.

I detentori delle obbligazioni senior e i depositanti oltre i 100mila euro del Monte sono intoccati nella ricapitalizzazione precauzionale, in quanto non rientrano nella ripartizione delle perdite. Diventano quindi tra i principali beneficiari della ricapitalizzazione precauzionale perché il loro investimento migliora dopo l’ingresso dello Stato. I depositanti fino a 100mila euro non sono comunque mai a rischio, perché tutelati da una garanzia a livello nazionale e in prospettiva a livello europeo.

La ricapitalizzazione precauzionale evita il bail-in che può sempre scattare nel caso di risanamento di una banca. Nel caso del Monte la distribuzione delle perdite si è fermata ai detentori investitori istituzionali di azioni e prestiti subordinati, non ha coinvolto i possessori dei senior bond, i depositi oltre i 100mila euro e non ha toccato i sottoscrittori retail truffati per aver acquistato bond subordinati senza essere consapevoli dell’alto rischio di credito. La ricapitalizzazione precauzionale è un risultato incoraggiante per tutti i risparmiatori che detengono le obbligazioni bancarie senior e i depositi sopra i 100 mila euro: è la dimostrazione che il bail-in non si applica in automatico quando esplode una crisi bancaria, per evitare gravi turbolenze le norme europee prevedono, in casi particolari, di applicare solo il burden sharing.

La ricapitalizzazione precauzionale applicata al Montepaschi fa perdere il capitale agli investitori istituzionali detentori dei bond subordinati ma questo non ha un impatto negativo sul mercato perché la subordinazione è un concetto arcinoto ed equo.

 

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