Gli eredi Caprotti sono divisi sulle decisioni da prendere

Esselunga: i cinesi si fanno avanti per l’acquisto. Offerta di 7,5 miliardi

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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MILANO – Esselunga è entrata nel mirino dei cinesi di Yda Investment Group. Una lettera con la manifestazione d’interesse e l’offerta da 7,5 miliardi di euro è sul tavolo di Supermarkets Italiani e di Villata Partecipazioni, così come dei soci, gli eredi di Bernardo Caprotti. Giuliana Albera e Marina Caprotti, che hanno il controllo del gruppo però hanno sempre detto di non voler vendere e l’orientamento non sarebbe cambiato. Si prospetta dunque un altro round nel braccio di ferro tra fratelli, con Giuseppe e Violetta che invece puntano a vendere.

Ad aprile il riassetto nei vertici, seguito a quello azionario, ha visto Marina Caprotti assumere la carica di vicepresidente della holding, affiancando il presidente Piergaetano Marchetti mentre la gestione è sempre in mano al vecchio management, l’ad Carlo Salza e il direttore commerciale Gabriele Villa che hanno consegnato un 2016 con ricavi in crescita (+3% a 7,5 mld; margine operativo lordo +5,5% a 661 milioni) ma frenato dalle svalutazioni immobiliari (utile operativo – 6% a 405 mln e risultato netto – 10% a 262 mln).

La moglie Giuliana Albera è stata nominata presidente onorario e insieme alla figlia Marina detiene il 70% della holding a cui fa capo il marchio Esselunga e il 55% di Villata Partecipazioni, che ha in pancia gli immobili del gruppo. Con l’addio al fondatore sono rimaste nel cassetto (dell’advisor Citi) le offerte arrivate nell’agosto 2016 dai fondi di private equity Blackstone e Cvc, che avevano messo sul piatto 6 miliardi di euro, due investitori finanziari però, con caratteristiche quindi diverse dal profilo industriale che nel suo testamento Bernardo Caprotti aveva disegnato per Esselunga.

«Sto dotando l’azienda di un management di alta qualità.  E’ diventata attrattiva. Pero’ e’ a rischio. E’ troppo pesante condurla, pesantissimo possederla. Occorre trovare, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no».

Yida, fondata nel 2011, ha la sua sede nella parte occidentale di Pechino e ha investimenti internazionali diversificati, in particolare nell’immobiliare ma anche cavalli, metalli e settore minerario.

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