C'è anche Baldassarri seduto con i difensori

Monte dei Paschi di Siena: processo Alexandria in Corte d’Appello a Firenze. Mussari in aula

di Redazione - - Cronaca, Economia, Top News

Antonio Mussari

FIRENZE – E’ cominciato il processo d’appello per la vicenda legata al derivato Alexandria di Banca Mps. Nell’aula del tribunale di Firenze c’è anche l’ex presidente della banca Giuseppe Mussari, condannato in primo grado per concorso in ostacolo alla vigilanza a tre anni e sei mesi di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici insieme all’ex dg Antonio Vigni e all’ex responsabile dell’area Finanza Gianluca Baldassarri, anche quest’ ultimo seduto accanto ai suoi difensori.

L’acquisizione di nuovi documenti ed in particolare del ”Deed of Amendment” (un’integrazione del contratto che conterrebbe anche il Mandate Agreement) è stata chiesta dalle difese di Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e
Gianluca Baldassarri nel corso dell’udienza del processo d’appello agli ex vertici di Mps condannati in primo grado a 3
anni e 6 mesi di reclusione e 5 anni di interdizione. Dopo oltre 6 ore di esposizione della sentenza di primo grado
e dei motivi d’appello, i giudici (presidente Maria Luisa Romagnoli) hanno deciso di ritirarsi per decidere su questa
richiesta, sulla quale c’è la ferma opposizione della procura generale. Proprio su questo si è scatenata anche una discussione con i difensori, che hanno sottolineato come questi nuovi documenti proverebbero che non c’è stato nessun occultamento del contratto tra Mps e Nomura sulla ristrutturazione del derivato Alexandria e che Bankitalia era pienamente informata di quanto era stato fatto dagli uffici di Rocca Salimbeni.

Per l’avvocato Tullio Padovani, uno dei difensori di Mussari, «questo processo ha sofferto di una grave allergia alle prove al tribunale di Siena, non vorremmo che questa allergia proseguisse anche oggi». Oltre all’integrazione del contratto vengono anche chiesti nuovi documenti e la rinnovazione parziale del dibattimento.

AGGIORNAMENTO DELLE 20,30

Non solo in Banca Mps ma anche a Banca d’Italia tutti erano a conoscenza del mandate agreement, il contratto per la ristrutturazione di Alexandria stipulato da Rocca Salimbeni con i giapponesi di Nomura, e nessuno lo aveva
occultato nella cassaforte dove venne poi trovato nell’ottobre 2012 dal nuovo dg Fabrizio Viola. La prova di ciò sarebbe nel ”Deed of amendment” (un’integrazione di contratto) che i difensori di Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca
Baldassarri, gli ex vertici di Mps, avrebbero trovato nelle carte inviate a Milano dai pm di Siena nel luglio 2013, mentre
era in corso il processo al termine del quale i tre vennero condannati a 3 anni e sei mesi di reclusione e 5 anni di
interdizione per ostacolo alla vigilanza in concorso proprio per aver nascosto il mandate.

Dopo la lunga esposizione della sentenza di primo grado e dei motivi di appello da parte dei giudici della terza sezione
d’appello del tribunale di Firenze (Giovanni Perini e Paola Masi), la presidente Maria Luisa Romagnoli ha annunciato nel pomeriggio di aver accolto le richieste dei difensori nonostante l’opposizione del sostituto procuratore generale Vladimiro Marziali e dei pm di Siena, Aldo Natalini e Antonino Nastasi, che in primo grado avevano sostenuto l’accusa insieme al collega Giuseppe Grosso.   Nel ”Deed of amendment”, che sarebbe sempre stato a disposizione di tutti, e che ora verrà tradotto dall’inglese (per questo nell’udienza del prossimo 29 giugno sarà nominato un perito), ci sarebbe pure il ”mandate” e quindi il collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria e i Btp34. Che quella di
oggi sia una partita vinta dalle difese degli imputati sono tutti d’accordo (nessun commento da parte dell’accusa), anche se gli avvocati restano cauti (“I successi si misurano alla fine…vedremo”, ha detto l”avvocato Fabio Pisillo, uno dei
difensori di Mussari). Anzi, per qualcuno potrebbe far girare le sorti del processo che in primo grado, ha detto l”altro
difensore dell”ex presidente, l”avvocato Tullio Padovani, “ha sofferto di una grave allergia alle prove”. Di certo si
allungano i tempi dell”appello: già saltata l”udienza inizialmente fissata per il 7 luglio, tutto potrebbe slittare ad
autunno inoltrato (tra novembre e dicembre). Soddisfatto probabilmente anche Mussari che come Baldassarri ha seguito in aula tutte le relazioni dei giudici e la battaglia tra difese e accusa per l’acquisizione dei documenti. I due non hanno cambiato una parola né uno sguardo, almeno davanti ai iornalisti. L’ex presidente ha salutato i cronisti ma ha
evitato ogni tipo di commento. “Si tratta di una acquisizione di documenti per accertare i fatti”, ha invece commentato
l’avvocato Enrico De Martino, uno dei difensori di Vigni, che come gli altri aveva chiesto di riaprire il dibattimento. Su
questo, però, i giudici si sono riservati.

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