Cambia il nome: da Opera di Firenze a Teatro del Maggio

Firenze, Maggio Musicale Fiorentino: ecco tutte le novità della Stagione 2017-2018

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura, Musica, Top News

Il palco del Teatro del Maggio, con l’Orchestra e Fabio Luisi

FIRENZE – È stata ufficialmente presentata la stagione 2017-2018 del Maggio Musicale Fiorentino, comprensiva del Festival del Maggio 2018 e della «trilogia popolare» di Verdi che andrà in scena a settembre, sempre nel 2018. Il Festival del Maggio torna a prolungarsi fino a luglio (cosicché la stagione estiva all’aperto si riduce parecchio e riguarderà soprattutto la danza, anche se la compagnia stabile del Maggio è stata sciolta) e non son poche le novità gradevoli, a cominciare dal respiro più ampio della programmazione, sia sotto il rispetto cronologico sia sotto quello dei contenuti. Il sovrintendente Chiarot ha annunciato che è già pronta quella del 2019 e a buon punto quella del 2020: anticipo fondamentale, se si vuole che il Teatro del Maggio (come ora si chiama anche sui manifesti dei programmi, abbandonando Opera di Firenze, mai gradito dal pubblico più affezionato, che resta solo nel sito) entri nei pacchetti turistici, specie per la lirica.

A questo proposito, spicca la novità del gruppo di opere italiane, selezionate fra le più popolari, che costituiranno il nucleo di repertorio, sempre in cartellone, a rotazione, durante l’anno. Un’idea che da anni ogni tanto qualcuno degli spettatori e dei giornalisti avanzava e che finalmente ha trovato chi l’ha messa in pratica (alla Fenice di Venezia la sezione di repertorio c’è da un po’). Tra l’altro, se i prezzi restano contenuti, diventa anche un ausilio non da poco per l’educazione all’ascolto dell’opera lirica del pubblico nuovo locale (giovanile, ma non solo). Quest’inverno vengono riprese le tre opere che sono in rotazione dall’anno scorso per la stagione estiva a Pitti: «L’elisir d’amore» di Gaetano Donizetti con la regia di Pier Francesco Maestrini (dove torna Gatell come Nemorino), «La traviata» di Giuseppe Verdi con la regia di Alfredo Corno (con Francesca Dotto come Violetta e Axelrod sul podio) e «Il barbiere di Siviglia» di Gioacchino Rossini, nell’allestimento di Damiano Michieletto riproposto già diverse volte (con Giorgio Caoduro). Per il futuro, verranno inserite nel repertorio le opere “popolari” rappresentate a settembre (quelle del 2018, «La traviata», «Rigoletto», «Il trovatore», saranno tutte dirette da Fabio Luisi, con la regia di Francesco Micheli).

Il cartellone lirico vero e proprio comprende un nuovo allestimento «La rondine» di Puccini (17, 20, 25 ottobre), che quest’anno, essendo il centenario dalla prima rappresentazione, fanno in diversi, ma che a Firenze non è mai stata data, «La sonnambula» di Bellini in rappresentanza dell’irrinunciabile settore Belcanto autunnale (18, 22, 29 novembre; allestimento della Fenice), la «Carmen» di Bizet, pure in nuovo allestimento (7, 9, 10, 13, 14, 18 gennaio), «La Favorite» di Donizetti, che si sente qui per la prima volta nella versione francese (22, 25, 28 febbraio, 3 marzo; allestimento Liceu di Barcellona); «Alceste» di Gluck (21, 25, 28, 30 marzo, coproduzione Maggio-Fenice, direttore Sardelli). Rispunta anche un balletto pre-natalizio con l’orchestra dal vivo e il Balletto Junior di Toscana. Dettagli sulla stagione lirica già online, e anche questa è una buona novità.

Torna a infittirsi di grandi direttori il cartellone della stagione sinfonica, dove si avviano diversi cicli monografici (Stravinskij-Čajkovskij, Strauss, Mozart, l’integrale delle sinfonie di Šostakovič): fra i nomi di spicco, il direttore emerito a vita Zubin Mehta, per diversi concerti, Vladimir Fedoseev (proprio lui, classe 1932), Lorenzo Viotti (figlio del celebre Marcello), Ivor Bolton, Leonardo Alarcòn. Fra i ritorni, c’è anche quello in veste di direttore di Alexander Lonquich.

Grandi bacchette in arrivo anche per l’81° Festival del Maggio, con Riccardo Muti che dirige un «Macbeth» di Verdi in forma di concerto, James Conlon, Mikhail Jurowski. L’inaugurazione sarà affidata a fabio Luisi con «Cardillac» di Paul Hindemith. Il Novecento storico avrà molto spazio (ci sarà anche «Il prigioniero» di Dallapiccola, direttore Mehta), ma ne avrà anche il contemporaneo vivente, col ritorno dell’uso di commissionare un’opera per il festival, da mettere in scena al Teatro Goldoni. Nel 2018 tocca ad Adriano Guarnieri con «Tenebra di luce», allestita in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti; regia affidata a Giancarlo Cauteruccio. Novità non da poco, sarà allestita sempre nella Grotta del Buontalenti al Giardino di Boboli un’opera seicentesca la cui prima rappresentazione sia avvenuta a Firenze; quest’anno sarà un’opera di Melani, affidata alla bacchetta di Federico Maria Sardelli. Interessante anche «La battaglia di Legnano» di Verdi con la regia di Marco Tullio Giordana.

La vendita degli abbonamenti, previsti in molte formule, parte giovedì 20 luglio: sono già online tutte le istruzioni e sempre online si può procedere all’acquisto; per chi preferisse fare di persona allo sportello, c’è pure qualche agevolazione logistica rispetto al passato: adesso, quando non ci sono spettacoli, si può entrare con la macchina direttamente nel parcheggio del teatro anche senza permesso e stanno per essere aperti tre punti vendita in centro: al Bigallo in Piazza Duomo, agli Uffizi e all’infopoint di Santa Maria Novella.

Con la campagna abbonamenti, parte anche la vendita dei biglietti per i singoli spettacoli (attenzione: la biglietteria del Teatro del Maggio e il Servizio Cortesia chiuderanno per la pausa estiva dal 30 luglio al 29 agosto compresi; d’altronde, per avere i posti col miglior rapporto qualità/prezzo, è meglio procedere all’acquisto per tempo).

 

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