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Migranti: Giuseppe Povia incide una canzone che sta imperversando sui social (video)

ROMA – Giuseppe Povia, già vincitore di un festival di Sanremo, sta imperversando con un video su Facebook nel quale ha lanciato il suo ultimo brano, come di consueto dedicato all’attualità. Stavolta sui migranti. E come di consueto ha attirato un vespaio di polemiche. La canzone di chiama Immigrazia e il senso lo spiega lo stesso cantante: «Diffondi sul profilo degli antirazzisti, dei democratici e dei gombagni. La sostituzione degli italiani è in atto. Usano immigrati a basso prezzo. Noi italiani scompariremo, storia già vista. Matteo Salvini, sto pezzo ti piacerà», scrive sulla sua pagina Facebook.

Ecco alcune frasi della canzone, provocatoria come uso del cantautore: «Mentre fissi il lampadario, ti fregano il salario. Ma non è mica colpa loro, c’è un disegno molto chiaro, il potere veterano con la scusa del razzismo vuole fare fuori l’italiano. L’immigrazione è una follia voluta da chi vuole che tu vada via. Ma se dici queste cose sei soltanto un incivile e sei poco tollerante. L’italiano è cotto bene sembra proprio un maccherone. Nel frattempo l’immigrato, mentre tu stai sulla sedia, piano piano lui si insedia. Lui si prende il nostro posto e ci cambia pure il Padreterno».

La canzone ha provocato da un lato il plauso di Matteo Salvini, dall’altro violente critiche da sinistra e sui social. L’artista, da tempo ormai un piccolo caso nel web per le colorite uscite antisistema, è infatti bersaglio da qualche ora dei commenti variegati degli utenti; molti non hanno gradito il testo dell’ultima fatica del cantante sul tema dell’immigrazione incontrollata, mentre altri lo lodano incondizionatamente.

Alcuni esempi: «Io credo che lei signor Povia sia un cantante pressoché finito. Ci ha proposto il piccione come significato in una song che ho disprezzato, poi ha preso il tema dell’omosessualità pur di scrivere qualcosa (a parer mio canzone più omofoba non ci poteva essere)»; «Speriamo che cantautori immigrati sostituiscano quelli scarsi oltre che c……. proprio come te»; « Ma per favore.. buttatelo a mare fondo senza gommone. A parte che artisticamente definirlo un cantante ce ne vuole, ……..sul contenuto di quello che dice speriamo che il primo ad essere sostituito sia lui e chi lo difende».

Ma ci sono anche commenti di opposto tenore: «Caro Giuseppe sei grande, hai composto un bel pezzo. Ti stimo tanto perché sei un artista LIBERO e non coinvolto nella piramide occulta della musica»; «Immenso Giuseppe, molti sostenevano non ci fossero veri e propri eredi dell’epoca aurea del cantautorato italiano, poi sei arrivato tu, un po’ De André, un po’ Gaetano, a squarciare il velo di mediocrità e ipocrisia che grava sulla società italiana»; « e invece questo è un gran pezzo. A me dispiace solo che l’hai proposto adesso perché in un bel Sanremo 2018 già gustavo le polemiche».

Questa è l’Italia dei cantautori, che rispecchia il Paese di Renzi e Gentiloni, Pisapia e Boldrini, Meloni e Salvini, Berlusconi e Alfano.

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