Dopo gli 8 fermi le indagini continuano

Firenze, bomba di Capodanno: sgomberato il covo anarchico La Riottosa, due ricercati salgono sul tetto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Top News

Un momento dell’arresto degli anarchici, nella casa nota come La riottosa

FIRENZE – Nell’ambito dell’operazione contro gli anarchici responsabili dell’attentato di Capodanno, la polizia sta sgomberando un edificio occupato, una casa in una zona di campagna, nota nell’ambiente anarchico come ‘La riottosa’, che si trova al Galluzzo, alla periferia del capoluogo toscano. La zona è stata isolata dalla polizia. Alcuni anarchici, per sfuggire alla cattura, sono saliti sul tetto, un uomo e una donna. Lei risulta ricercata per il lancio della molotov e lui per l’attentato alla caserma dei carabinieri. Con loro anche altri giovani che erano dentro la casa occupata e che sta per essere sgomberata. Il gruppetto è guardato a vista dalle forze dell’ordine intervenute in forze, anche con un elicottero. Intorno alle 18 i due sono scesi consegnandosi alla Forze dell’ordine.

OTTO FERMATI – Sono sei uomini e due donne gli esponenti di area anarchica destinatari dei fermi di indiziato
di delitto, per l”attentato di Capodanno e per il lancio di molotov contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano, dopo indagini della procura.  Cinque sono i fermati per l”episodio dell’1 gennaio in cui un ordigno alla libreria ”Il Bargello”, riferibile a Casapound, esplose ferendo l”artificiere della polizia Mario Vece. Tra questi c’è Nicola Almerigogna, 34 anni, nato e residente a Firenze, il cui Dna è stato trovato su uno dei frammenti di scotch usato per fabbricare l”ordigno, che era composto da una bomboletta di vernice spray riempita di polvere pirica, tappata e sigillata con nastro adesivo e collegata a un timer da cucina con cavi elettrici gommati. Al momento Almerigogna si trova sul tetto dello stabile occupato al Galluzzo. Altro fermato è Pierloreto Fallanica, 30 anni, nato e residente in provincia di Teramo, ma bloccato stamani nel Salento, a Melendugno (Lecce): è considerato dagli investigatori ispiratore dell”azione; quindi, Roberto Cropo, 30 anni, nato e residente a Torino, fermato stamani a Roma; Giovanni Ghezzi, 30 anni, originario di Pistoia e residente a Firenze; Salvatore Vespertino, 30 anni, di Rimini, di fatto domiciliato a Firenze.

Invece per il lancio delle molotov contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano i destinatari dei fermi sono Sandro
Carovac, 33enne di Prato attualmente residente a Pontassieve; Micol Marino, nata a Trieste e residente a Firenze,
al momento sul tetto dell’edificio occupato insieme ad Almerigogna; Marina Porcu, 34enne di Sassari, residente
formalmente a Sassari ma di fatto abitante a Firenze.

CREAZZO – «L’operazione di oggi è dedicata dai suoi colleghi all”artificiere Mario Vece, il poliziotto rimasto gravemente ferito nell’attentato di Capodanno a Firenze». Lo ha detto il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, illustrando i dettagli dell’operazione che oggi ha portato al fermo di otto esponenti di area anarchica.

È stato identificato grazie al Dna lasciato sull’ordigno, uno degli anarchici fermati da polizia e carabinieri per l’attentato di Capodanno a Firenze, in cui rimase gravemente ferito l’artificiere Mario Vece, investito dall’esplosione di una bomba artigianale lasciata davanti a una libreria vicina a Casapound. Secondo quanto appreso, anche in base ai reperti dove sono state trovate le tracce biologiche, si tratterebbe di colui che ha materialmente costruito l’ordigno.

Cinque degli anarchici destinatari delle misure sono i presunti autori del grave attentato del 1 gennaio scorso contro una libreria gestita da esponenti di Casapound, mentre altri 3 sono stati fermati per l”attentato del 21 aprile scorso contro una caserma dei carabinieri a Rovezzano, colpita dal lancio di una molotov. «Per quanto riguarda i fatti della libreria gestita da Casapound – ha detto Creazzo – la capacità criminale degli organizzatori dell’attentato è data dalle stesse modalità, si pensi che è stato installato un ordigno dotato di timer nella notte di Capodanno, sapendo che in giro c’erano molte persone, incuranti delle conseguenze. Polizia e carabinieri hanno lavorato senza soluzione di continuità per individuare i responsabili degli attentati», ha sottolineato Creazzo. «L’operazione di oggi è dedicata dai suoi colleghi all’artificiere Mario Vece», il poliziotto rimasto gravemente ferito nell’attentato di Capodanno a Firenze, ha concluso il procuratore, un magistrato al quale deve andare tutta la nostra stima perché parla poco ma agisce con estrema efficacia.

INDAGINI – Non si fermeranno con gli otto fermi di oggi le indagini condotte da polizia e carabinieri per l’attentato di Capodanno a Firenze e per il lancio di una molotov contro una caserma. «Altri soggetti restano da individuare» ha spiegato in conferenza stampa Eugenio Spina, dirigente superiore della polizia di Stato, a capo del servizio centrale dell’antiterrorismo. Spina ha poi spiegato di riferirsi in particolare agli accertamenti su una presunta associazione a delinquere nata all’interno dei gruppi anarchici fiorentini, a seguito dei quali il 31 gennaio scorso il gip di Firenze aveva già emesso dei provvedimenti restrittivi. Le indagini che hanno portato agli arresti degli anarchici per l’attentato di Capodanno a Firenze, ha proseguito Spina, «sono partite la notte stessa dell”attentato, con un sopralluogo della polizia scientifica durato tutta la notte e l’intero giorno successivo». Quello avvenuto a Firenze, ha precisato Spina, «è stato un attentato ben organizzato, ma subito ci siamo rimboccati le maniche, con la collaborazione anche delle digos di Torino, Genova, Padova, Perugia e Latina».

In qualità di ex prefetto di Pisa, Padova, Torino e Firenze sono particolarmente soddisfatto di questo risultato che è frutto di un metodo d’indagine nei confronti degli ambienti eversivi sperimentato con risultati positivi prima a Padova, con i procuratori Ilda Boccassini e Pietro Calogero (Nuove Br), poi a Torino con Giancarlo Caselli e infine a Firenze con Pino Quattrocchi. Non per nulla a capo delle Digos allora di Padova e adesso di Firenze c’è quel bravissimo dirigente che corrisponde al nome di Lucio Pifferi, al quale vanno le felicitazioni mie personali, ma anche dell’intera collettività, almeno quella che non tifa per gli ambienti eversivi.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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