Non vale per i pensionati del pubblico impiego

Malta: paradiso dei pensionati, i vantaggi per chi si trasferisce nell’isola

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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ROMA – Giusto per controbattere le astruse pretese di Boeri che vorrebbe penalizzare i pensionati all’estero, e che recentemente ha trovato qualche politico (ovviamente Pd) pronto a dargli ragione, indichiamo alle nostre pantere grige che tra le varie mete per trasferirsi all’estero e godersi la vecchiaia non è possibile non citare Malta. Tempo fa abbiamo parlato della Spagna e della Tunisia evidenziando le principali caratteristiche dei sistemi fiscali di questi due paesi ma anche Malta è una destinazione piuttosto attraente per i pensionati italiani che cercano un risparmio fiscale senza dover allontanarsi troppo dal proprio paese.

Malta è vicina all’Italia e non solo geograficamente: si parla quasi ovunque italiano, anche se la lingua ufficiale è l’Inglese ed il Maltese, e pure le abitudini e stile di vita sono molto simili a quelli del Bel Paese, soprattutto per le località del meridione. Ma a livello fiscale è un altro mondo e questo basta per convincere molti anziani a trasferirsi la residenza a Malta, ottenere la defiscalizzazione della pensione italiana e pagare in loco le tasse.

La tassazione sui redditi delle persone fisiche a Malta registra diversi elementi positivi rispetto all’Italia, ma non ci vuole molto, visto il regime penalizzante di Renzi e c. Gli scaglioni di reddito sono cinque ma le soglie reddituali e le aliquote fiscali sono molto più favorevoli rispetto al nostro paese. Già questo consente un vantaggio fiscale notabile considerando un reddito annuo di una persona media (circa 20-25mila euro). Le aliquote fiscali oscillano, infatti, dal 15 al 35% (in Italia l’aliquota più bassa è del 23% e quella più elevata raggiunge il 43%). Gli scaglioni di reddito a Malta sono ulteriormente divisi in tre categorie a seconda della condizione personale del richiedente: se è single, se è sposato e convivente oppure se ha almeno un figlio a carico di età non superiore a 18 anni non titolare di redditi superiori a 2.400 euro annui. Gli scaglioni reddituali e le relative aliquote fiscali per il 2017 sono indicati nella tavola in alto. Ad esempio un soggetto non coniugato titolare di un reddito di 12.750 euro annui dovrà prendere a riferimento la seconda fascia di reddito oscillante tra i 9.500 e i 14.500 e moltiplicare il relativo importo per l’aliquota fiscale del 15%. Al risultato ottenuto occorre, infine, sottrarre il valore presente nella terza colonna per determinare il dovuto annuo al fisco maltese (12.750 x 0,15 – 1.365€= 547€).

Per i titolari di pensione con almeno 61 anni l’ordinamento maltese riconosce, inoltre, una specifica detrazione fiscale (tax rebate) di 210 euro annui per i pensionati non coniugati, di 45€ per i pensionati coniugati e di 150 euro per chi ha figli a carico. In definitiva per un pensionato non coniugato il prelievo fiscale è pari a zero su redditi da pensione sino a 10.500 euro annui, un risparmio fiscale di tutta evidenza considerando che in Italia, dopo la legge di bilancio 2017, l’esenzione fiscale interessa solo le fasce di reddito sino a 8.125 euro annue. Trasferire una pensione lorda di 20mila euro a Malta comporta quindi un risparmio fiscale di oltre 2mila euro annui mentre una pensione di 15mila euro lorde porta un risparmio fiscale di poco più di 700 euro l’anno.

Il Malta Retirement Programme

Per chi possiede una pensione elevata esiste, inoltre, il Malta Retirement Programme (MRP) in vigore dal 2012 per attrarre nell’isola pensionati cittadini di paesi UE compresa la Svizzera, l’Isanda e la Norvegia. In tal caso l’ordinamento maltese riconosce un’aliquota fiscale fissa del 15% applicata al reddito estero ricevuto a Malta, a condizione però che si versi una imposta minima annuale di € 7.500 per il beneficiario e di € 500 per ciascun soggetto a carico (se presente). Sostanzialmente, dunque, l’operazione è conveniente soprattutto per pensioni superiori almeno a 50mila euro annui (7.500/0,15) in quanto altrimenti l’imposizione fiscale risulterebbe complessivamente superiore al 15% per la presenza del suddetto minimale. La misura è, in definitiva, particolarmente vantaggiosa anche se prevede alcune limitazioni da tenere a mente. Per accedere al programma il richiedente deve aver acquistato un immobile a Malta a partire dal 1° luglio 2013, per un valore non inferiore a € 275.000 (€ 220.000 se l’immobile è situato a Gozo, o nel sud di Malta), o deve affittare un immobile a Malta per non meno di € 9.600 l’anno (€ 8.750 l’anno se l’immobile è situato in Gozo). Inoltre è richiesto che il reddito da pensione copra almeno il 75% delle entrate del richiedente per ciascun anno fiscale (cioè l’imponibile fiscale dell’interessato). Qualsiasi reddito ulteriore generato in territorio maltese viene assoggetto ad un’aliquota sostitutiva del 35% (fermo restando che tale reddito non deve superare il 25% del reddito imponibile totale dell’individuo).

Tra le altre condizioni occorre non essere domiciliati a Malta e non avere intenzione di stabilire il proprio domicilio a Malta prima di 5 anni dalla data di richiesta; non avere conseguito il certificato di residenza permanente a Malta; risultare in possesso di un’assicurazione sanitaria, per se stesso/a e per le persone a proprio carico valida in tutto il territorio UE. Il richiedente deve, infine, risiedere a Malta mediamente per almeno 90 giorni l’anno per un qualsiasi periodo di cinque anni (cioè 450 giorni in un periodo temporale di 1.825 giorni) e non deve risiedere in un altro paese per più di 183 giorni in un anno solare.

I destinatari

I benefici sopra descritti sono riservati, come noto, solo ai pensionati italiani a carico delle gestioni non Inpdap. Il beneficio della defiscalizzazione della pensione italiana non è riconosciuto, infatti, tranne rare eccezioni dai trattati contro la doppia imposizione fiscale ai pensionati che hanno svolto attività lavorative nel pubblico impiego.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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