Le statistiche di Openpolis

I Governi del Presidente vanno avanti a colpi di fiducia. Gentiloni come Monti e Renzi

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

I Governi non eletti a seguito di consultazione popolare, ma insediati con atto sovrano da Re Giorgio Napolitano, e poi (solo l’ultimo) dal suo successore Sergio Mattarella, hanno un andazzo ovviamente poco democratico, e fanno appello alla fiducia per tutti i provvedimenti più importanti, visto che non hanno una maggioranza sicura, soprattutto al Senato.

Da quando si è insediato, il 12 dicembre scorso, l’esecutivo è stato costretto a porre la fiducia ben 17 volte (10 al Senato, 7 alla Camera). In pratica questo strumento è stato utilizzato per far approvare il 45,95% dei provvedimenti, come ha calcolato il sito OpenPolis. Praticamente Gentiloni sta tenendo la stessa media del governo Monti (45,13% delle votazioni). Anzi, è riuscito addirittura a superarlo. E c’è da essere sicuri che alla ripresa dei lavori parlamentari, dal prossimo 12 settembre, le cose non miglioreranno. Forse è proprio per questo motivo che deputati e senatori se la sono presa comoda, scegliendo di starsene in vacanza più di quaranta giorni.

La maggioranza è sempre più sfilacciata. Gli scissionisti di Mdp ormai sono già fuori e hanno già annunciato che il loro sì alla legge di Stabilità non è affatto scontato, anche se hanno assicurato sostegno allo ius soli. Anche Ap di Alfano ha perso alcuni pezzi e non è più in grado di garantire gli stessi numeri dei mesi scorsi. La situazione è particolarmente traballante al Senato, dove la maggioranza dovrà cercare, di volta in volta, di superare la soglia dei 160 voti grazie ad appoggi esterni. A Palazzo Madama il governo è riuscito ad incassare la fiducia con un margine di 40 voti solo in due occasioni: per far passare la manovra correttiva e per il decreto migranti. Se si guarda ai Governi precedenti, Monti è ricorso alla fiducia 51 volte, Letta 10 e Renzi addirittura 66. Berlusconi si era fermato, si fa per dire, a 45.

Né la situazione sembra sia destinata a mutare nel prossimo futuro, visto che non si trova l’accordo per una legge elettorale omogenea, come chiede il Capo dello Stato. Chiunque vinca le elezioni probabilmente avrà grandi difficoltà a governare da solo e sarà costretto a trovare un accordo con altre forze politiche. In molti considerano Renzi inadatto a coprire questo ruolo, e per questo la politica è alla ricerca di uomini capaci di mediare e di trovare compromessi più di quanto sia in grado il segretario del Pd, più incline a dividere.

Gentiloni si starebbe muovendo in silenzio – come sua abitudine di vecchio democristiano – per gettare le basi di un suo incarico bis, mentre sono in ascesa le quotazioni di Marco Minniti, il ministro dell’Interno che piace sempre di più a metà del suo partito (e anche a parte della destra). Ma prima occorrerà vedere se il Pd riuscirà ad essere il primo partito o la prima coalizione, fatto tutto da accertare, visti anche i recenti sondaggi che danno in testa il centrodestra unito.

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Ezzelino da Montepulico

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