Nuova questione delicata davanti ai giudici costituzionali

Trasparenza: alla Consulta obbligo pubblicazione redditi dirigenti Stato

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Da qualche tempo i dirigenti dello stato erano obbligati da una norma, riproposta dalla riforma Madia, a pubblicare i loro redditi, ma molti hanno reagito e proposto ricorsi ai tribunali amministrativi.  Le questioni di legittimità sollevate dai ricorsi sono sembrate  tutt’altro che infondate ai giudici amministrativi.  Le norme sulla trasparenza, contenute nella riforma Madia, obbligano i dirigenti a pubblicare i compensi legati al loro ruolo e agli eventuali incarichi assunti, i rimborsi spese e la situazione patrimoniale propria e dei famigliari più stretti (ma questi ultimi possono negare il consenso). Dopo vari passaggi la chiamata in causa della Consulta dovrebbe costituire il passo decisivo, anche se la politica ai tempi di Renzi ci ha insegnato (vedi perequazione delle pensioni) che anche le sentenze della Consulta si possono ignorare o aggirare. Per spiegare le ragioni che rendono fondate le obiezioni, il Tar Lazio – al quale erano stati presentati ricorsi- impiega 62 pagine che richiamano i principi di base della Costituzione. L’articolo 3, prima di tutto, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

La legge ha esteso tout court ai dirigenti gli obblighi di trasparenza previsti per i politici: un conto però sono ministri, presidenti e sindaci, che devono rendere conto di tutto ai cittadini che li hanno eletti, altro invece è il ruolo dei dirigenti, privati cittadini che svolgono un incarico, pubblico ma professionale. E anche tra i dirigenti ci sono ruoli e funzioni distanti fra loro, che non possono essere trattate allo stesso modo. In gioco, poi, entrano i «diritti inviolabili dell’uomo» (articolo 2) ela «libertà personale» (articolo 13), perché la legge impone di pubblicare la dichiarazione dei redditi e non una sintesi dei dati chiave. Non sarà facile, per gli Avvocati dello Stato, smontare tutto il ragionamento davanti ai giudici della Consulta, visto che il Tar ha ritenuto valido l’assunto dei ricorrenti.

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