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Tagli alle partecipate: la città metropolitana di Firenze fra le prime a realizzarli

Una delle conquiste della riforma Madia che potrebbe essere attuata velocemente sarebbe il taglio delle società partecipate, ma molti comuni nicchiano, anche se alcuni hanno già dato il buon esempio uscendo da pompe funebri, centri termali, scuole di vela, campi sportivi.

La sfoltita sulle partecipazioni pubbliche in pancia alle amministrazioni non tocca solo le quote in infrastrutture, multiservizi o poli fieristici. La rasoiata, conseguenza della riforma Madia, inizia a mettere fuori dal perimetro della P.a tutte le realtà inutili, che nulla hanno a che fare con fini istituzionali, o che sono solo un ‘fardellò, registrando perdite croniche e magari vantando più manager che dipendenti. Ormai il tempo per la presentazione dei piani di razionalizzazione è scaduto, o meglio la deadline è oggi, e le prime delibere comunali raccontano di universi variegati di partecipazioni.

Una giungla che comincia quanto meno ad avere una forma. Le grandi città hanno approvato o presentato le loro ‘black list’, altre sono pronte a farlo nei prossimi giorni. Ritardi di qualche settimana, che non superano il mese, saranno con tutta probabilità tollerati. Ma oltrepassare ottobre significa rischiare la sanzione prevista dalla stessa legge Madia: la perdita immediata della società o della quota. Anche perché al momento si tratta solo di stendere un programma, per passare ai fatti c’è un anno di tempo.

La Capitale ha deliberato in settimana il suo piano: le partecipate passano da 31 a 11. Decisa anche la sfoltita a Venezia: da 30 a 12. Pronta anche Torino, che ne metterà sul mercato 14, e Milano, che ne vanterebbe oltre 80 tra collegamenti diretti e indiretti. Firenze ha bruciato i tempi, provvedendo già nei mesi scorsi. Tra le Regioni spicca il Piemonte, che ridurrà le sue partecipazioni da 66 a 47.

Ma anche città più piccole si sono date da fare, come per esempio Brescia e Macerata. Passando in rassegna i casi di razionalizzazione di cui, fin qui, si è avuta notizia, tra i criteri già selettivi sembra esserci quello del personale zero, per cui taglia il Comune di Como, che dice stop alla società che controlla il cine-teatro Politeama. Lo stesso vale per il Politeama di Prato (2 lavoratori, volontari, contro 7 componenti del consiglio). Sempre l’assenza di dipendenti impone a Venezia di uscire da Hydrogen Park.

Colpisce anche la regola sul fatturato, che obbliga il Comune di Lerici, in Liguria, a dismettere la sua scuola di vela e Rovigo a cedere la società di onoranze funebri. A Piacenza a cadere è la partecipazione nel Fiorenzuola sport (piscine, campi e palestre). In molti casi la vicenda ha riscaldato il dibattito cittadino, come a Brescia, dove si è alzato un polverone per strappare dalla razionalizzazione la Centrale del Latte. In realtà spesso si tratta solo di accorpamenti, fusioni, quindi il termine più esatto sarebbe quello di riordino. Ma non mancheranno le vendite, che consentiranno di rimpinguare le casse comunali, mentre in altre situazioni si dovrà procedere alla liquidazioni, certificando l’addio a società che magari erano fuori-uso da tempo.

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