Le velate accuse del ministro dell'interno francese

Terrorismo: Italia crocevia di soggetti legati alla jihad. Dagli ultimi attentati una chiara conferma

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Mentre il ministro Minniti si vanta, a ragione, che i nostri servizi agiscono con efficacia per prevenire attentati nel nostro Paese, dalle recenti indagini a livello nazionale e internazionale viene però una conferma che persone legate all’estremismo islamico sono passate in Italia prima di riuscire a varcarne i confini e realizzare progetti di sangue. E che quindi il fatto che l’Italia per ora sia immune da atti terroristici sia dovuta soprattutto alla circostanza che costituisce un rifugio sicuro. C’è poi un sospetto preciso: che ad Aprilia, in particolare nella frazione di Campoverde, in quelle campagne costellate di casolati isolati ma a due passi dalle grandi vie di comunicazione e a 40 chilometri da Roma, ci sia stata in passato una base logistica per tunisini vicini all’estremismo. Non jihadisti formati, ma persone sbandate irregolari, che proprio qui potrebbero aver subito l’indottrinamento che li ha portati poi alla radicalizzazione. Ma forse Aprilia e il Lazio non sono casi isolati.

È vissuto per qualche anno con la moglie ad Aprilia (Latina), Ahmed Hanachi, tunisino, l’uomo che domenica ha ucciso due ragazze alla stazione ferroviaria di Saint-Charles, a Marsiglia, prima di essere abbattuto dalla polizia. È vissuto ad Aprilia anche Anis Amri, il terrorista tunisino autore della strage di Berlino del 19 dicembre 2016, 12 vittime travolte dall’autoarticolato che aveva rubato, ucciso poi in un conflitto a fuoco con due poliziotti quattro giorni dopo a Sesto San Giovanni, al confine con Milano.

Ahmed Hanachi addirittura era in possesso di documenti italiani, avendo sposato una donna italiana. Lo ha detto, con un certo  disappunto il ministro francese dell’Interno, Gerard Collomb, intervistato da Radio France Inter. Non bastavano le falle dei servizi francesi, adesso anche l’Italia si scopre (ma non era certo un segreto) approdo sicuro per i terroristi. Il ministro ha quindi espresso perplessità sul fatto che «un individuo così avesse sette identità di cui abbiamo perso le tracce durante un certo periodo, visto che era partito dalla Francia e viveva in Italia con dei documenti italiani e fosse venuto col passaporto valido da Cartagine».
Collomb ha poi deplorato che «un certo numero di Paesi non abbiano i sistemi e il livello di sorveglianza che conosciamo in Francia». Per lui, questo dimostra che «crediamo di aver fatto dell’Europa un’Europa forte ai suoi confini, ma un certo di Paesi all’interno non hanno questa organizzazione». Il ministro ha poi confermato di aver commissionato un’indagine sulle falle dei servizi di sicurezza francesi. Ma tra le righe compare anche una critica all’azione dell’Italia. In realtà il ministro francese probabilmente  che il collega Minniti rivendichi a ragione l’efficacia dei controlli interni per prevenire atti terroristici, ma che la situazione muti completamente quando si passa ai controlli dei possibili radicalizzati che compiono poi stragi all’estero, finora risultati invece inefficaci. Molti di questi soggetti sono passati indenni dall’Italia che, forse anche per questo, ripetiamo, è stata finora risparmiata dal terrorismo islamico.

L’inchiesta in Italia adesso cerca di stringere i tempi. Bisogna verificare se Amri e Hanachi siano stati nelle campagne di Aprilia nello stesso periodo, se si siano conosciuti, se possano aver progettato azioni comuni. Ma, soprattutto, se si siano appoggiati a una stessa cellula, in un luogo dove accanto ai lavoratori regolari che vivono della raccolta di kiwi, si annidano diversi irregolari che, invisibili, eludono ogni controllo.

Occorre rimediare a questa spiacevole situazione. Gli altri Paesi Ue, Francia, Germania, Austria e Belgio, hanno la netta convinzione, suffragata da fatti concreti, che dall’Italia transitino indisturbati personaggi che poi compiono stragi sul loro territorio, diffidano dal nostro Paese e cercheranno sempre più di porre ostacoli alla circolazione delle persone, limitando l’applicazione degli accordi di Schengen. E non possiamo dire di non essercelo meritato, visto quanto sta venendo fuori dalle indagini.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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