I rischi del voto al Senato

Senato: oggi il voto decisivo sul Def. L’incognita Mdp fa tremare la maggioranza

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

ROMA – Al Senato, oggi, torna l’ombra scura della maggioranza assoluta e torna, parallelamente, la frenesia da pallottoliere. Il voto sullo scostamento del Def dal piano di riduzione del deficit programmato richiede, secondo l’art.81 della Costituzione, la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato. E a Palazzo Madama, complici i malumori di Mdp su conti e legge di bilancio, raggiungere la fatidica quota 161 non sarà una passeggiata. Anche perché, tra senatori passati all’opposizione e una maggioranza endemicamente mai ampia, le ultime votazioni sono state molto spesso sotto la soglia minima.
Al momento, il governo può contare sui 99 (98 se si esclude il presidente Pietro Grasso) membri del Pd, sui 24 di Ap, sui 18 senatori del gruppo per le Autonomie e, su un paio di sì del gruppo Gal e su una decina di senatori del Misto come pilastri sicurissimi per la maggioranza: si arriva così ad quota minima di 152. A questi vanno aggiunti anche i 16 senatori di Mdp per un totale che – tenendo conto che il numero di sì nel Misto potrebbe variare, magari ingrossandosi – sfiorerebbe così le 170 unità. Il dato, tuttavia, resta la quasi certa indispensabilità dei senatori di Mdp. A meno che i sì del gruppo non siano sostituiti da una massiccia convergenza dei senatori del Misto e da qualche sì pescato dai banchi delle opposizioni.
Il ruolo chiave di Mdp viene a cadere sul voto sulla relazione che recepisce la Nota di aggiornamento del Def, che va approvata a maggioranza semplice e, in occasione della quale, Mdp potrebbe non partecipare al voto. Mentre a Montecitorio – dove si voterà nel pomeriggio – il governo può contare su un ampio margine anche per la maggioranza assoluta di 316 deputati.
A preoccupare l’esecutivo ci sono invece gli ultimi via libera dell’Aula di Palazzo Madama. Al ddl sull’istituzione dei Comitati per le celebrazioni degli anniversari della morte di Leonardo Da Vinci, Raffaello Sanzio e Dante Alighieri, ad esempio, i voti favorevoli, la settimana scorsa, sono stati 149. E, in generale, anche i numeri delle fiducie – a maggioranza semplice – sugli ultimi provvedimenti sono stati sotto la soglia 161. Soglia che, invece, fu ampiamente superata in occasione del della legge di bilancio il 7 dicembre 2016, approvata con 173 sì. Ma allora il contesto era totalmente diverso: il premier Matteo Renzi, dopo la vittoria del No al referendum, aveva annunciato le sue dimissioni, che formalizzò proprio dopo l’ok alla legge di bilancio. E, dato non marginale, il gruppo Mdp era ben lontano dal nascere.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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