La nuova Consulta potrebbe sacrificare ancora una volta gli assegni alti

Pensioni, perequazione: domani si pronuncia la Consulta, interessati oltre cinque milioni di pensionati

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

ROMA – «Attendiamo fiduciosi il giudizio della Consulta, che dovrà costringere una volta per tutte il
Governo a porre rimedio alla grave ingiustizia perpetrata nei confronti di una così vasta platea di cittadini». Lo dichiara Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ricordando che domani la Corte costituzionale sarà nuovamente chiamata a decidere sulla delicata materia della mancata o ridotta indicizzazione delle pensioni, e nello specifico, sulle nuove regole messe a punto dal Governo Renzi, con il Decreto Legge 65/2015, in risposta alla bocciatura delle norme
precedenti arrivata sempre dalla Consulta con la Sentenza 70/2015. Due anni fa, la Corte aveva infatti dichiarato la illegittimità costituzionale delle disposizioni volute dall’allora Ministro Fornero, che avevano escluso, per gli anni 2012 e 2013, la rivalutazione automatica di tutte le pensioni di
importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS dell’anno rivalutato, ovvero 1.443 euro mensili lordi. Com’è noto non è stato corrisposto l’adeguamento della rivalutazione sugli importi pensionistici a oltre 5,2 milioni di pensionati (8,7% popolazione italiana), in pratica un pensionato su tre.

Successivamente alla richiamata sentenza n. 70 del 2015, il Governo è intervenuto con il decreto-legge 21 maggio 2015 n. 65, procedendo ad una parziale restituzione degli arretrati e ad una limitata ricostruzione dei trattamenti pensionistici, con grave pregiudizio per i pensionati. In concreto gli importi restituiti oscillano tra lo zero e il 21 per cento di quanto spettante, con un danno pari ad almeno il 79 per cento, e al 100 per cento per le pensioni superiori ai 2.810 euro mensili lordi.

In questo caso non appare scontata una bocciatura integrale della norma. Molte le ordinanze
giunte alla Corte, che vista anche la delicatezza e la complessità della materia, potrebbe anche non decidere domani stesso e aggiornarsi per una valutazione più compiuta. Se la Corte accogliesse le ragioni dei ricorrenti, lo Stato dovrebbe sborsare denaro e non poco, tenuto conto che si sta parlando di una platea di milioni di pensionati.
Giudice relatore della causa è sempre Silvana Sciarra, come nel 2015. La decisione che la Corte assunse allora fu contestata e si disse, anche da parte di esponenti del governo, che non fosse stato tenuto in debito conto l’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio e la tenuta dei conti
pubblici, visto che allora si correva il rischio di un buco stimato dai più prudenti sui 5 miliardi di euro. La scelta fu molto criticata pubblicamente anche da giuristi come Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, allora solo professori universitari e oggi giudici costituzionali.
Difficile che questa volta l’art. 81 sia eluso. Una continuità rispetto alla precedente sentenza è prevedibile. Alcune condizioni di fondo, però, sono diverse. Anche perché una gran parte delle posizioni riguarda pensioni più alte. La precedente sentenza Sciarra aveva bocciato la norma Fornero sostenendo che l”interesse dei pensionati, specie se titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite e il diritto a una pensione adeguata è un diritto costituzionalmente fondato che non va irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio.
Adeguatezza della somma percepita, ragionevolezza della norma, possibilità di mantenere il potere d’acquisto (in un quadro, per altro, di inflazione bassa, come è quello attuale) potrebbero quindi avere un peso nel determinare una decisione che non travolga in toto i contenuti del decreto.

Il verdetto probabilmente non si conoscerà subito, soprattutto se sarà favorevole ai pensionati. Siamo comunque non troppo ottimisti in merito al risultato finale, soprattutto per gli assegni più alti, quelle cd pensioni d’oro da sempre nel mirino di Boeri, della sinistra, della Meloni e di Mario Giordano, visto che nella nuova composizione, definita in epoca renziana, e sotto la nuova presidenza il massimo organo costituzionale ha già emesso qualche pronuncia molto discutibile (e favorevole al governo) ad esempio in tema di contributo di solidarietà. Ci prepareremo perciò ad informare i nostri lettori, suggerendo eventuali rimedi nella malaugurata ipotesi di una pronuncia non perfettamente conforme alla tutela della legalità e degli interessi di tutti i pensionati.

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