I pensionati continuano la battaglia

Pensioni, perequazione: ingiustizia è fatta, la Consulta approva lo scippo del bonus Poletti

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

Ingiustizia è fatta e lo scippo perpetrato a suo tempo con il bonus Poletti ai pensionati, che non hanno riavuto l’intera contingenza, come stabilito dalla Consulta, è stato convalidato dalla stessa Consulta in composizione diversa e con atteggiamento molto più comprensivo verso le esigenze del Governo piuttosto che a tutela della legittimità.

Oggi infatti è passato il principio che il bonus Poletti sulle perequazioni pensionistiche è legittimo. La Corte ha un po’ strumentalmente ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del Salva Italia annullate nel 2015 – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica. Di quale bilanciamento si parla, signori della Corte, visto che si scippano soltanto i quattrini dovuti, secondo una precedente sentenza dei vostri colleghi (con lo stesso relatore) ai pensionati? Avete sancito la correttezza dell’imposizione di un sacrificio riservato a pochi (non tanto pochi), a 5 milioni di soggetti che debbono supportare soltanto loro, con il loro sacrificio, il bilancio dello Stato? E che dire invece dei miliardi regalati dai recenti governi agli industriali per un preteso rilancio dell’economia e dell’occupazione giovanile e non, che si è concretizzata solo nel finanziamento di imprese, ma con un riflesso sull’occupazione esclusivamente temporanea e non stabile?
E’ una vergogna tutta italiana maturata in epoca renziana e con l’avallo di chi dovrebbe garantire i diritti costituzionali di tutti e non soltanto di una parte. Sostanzialmente con questa pronuncia i giudici della Consulta hanno sancito la costituzionalità di un intervento governativo che, per eseguire una sentenza precedente, ha di fatto applicato la stessa nei confronti soltanto di una minima parte degli interessati, il 21% della platea potenziale, a cui è stato corrisposto circa il 10% del totale delle risorse calcolate per una perequazione piena. E ha completamente ignorato il diritto dell’altro 79% a recuperare legittimamente quanto sancito dalla stessa Corte, che adesso si contraddice clamorosamente. Più che il diritto sembra aver prevalso la ragion di Stato.

Infatti, pur attendendo le motivazioni della sentenza, dal contesto stringato del comunicato emesso dalla Consulta sembra che la pronuncia in questione non abbia assolutamente risposto in modo puntuale a quattordici tribunali italiani e a una sezione della Corte dei conti che avevano portato il decreto Poletti davanti alla Corte costituzionale accusandolo di violare i principi di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale, visto che la pensione, come retribuzione differita, è materia che la Costituzione infatti affronta negli articoli 36 e 38. La Corte ha risposto in modo generico, direi politico, precisando soprattutto che occorre salvaguardare gli interessi del bilancio dello Stato piuttosto che quelli dei pensionati,  contraddicendo in tal modo una sua precedente decisione.

Sulla base di questa pronuncia adesso tutti i tribunali e le sezioni della Corte dei Conti che avevano in trattazione ricorsi dei pensionati scippati dovranno adeguarsi alla tesi del Governo, avallata dalla Corte Costituzionale.

I pensionati però non sono disposti a subire impunemente questa macroscopica ingiustizia. Siamo curiosi, e con noi molti cultori del diritto non influenzati da esigenze politiche, di conoscere le motivazioni attraverso le quali, arrampicandosi sugli specchi, la Consulta avrà ritenuto di giustificare questa decisione. Ma ci prepariamo a seguire l’esempio di altri importanti personaggi che non si sono fatti piegare da pronunce giudiziarie da loro giudicate inammissibili per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. I pensionati non avranno altro modo di tutelarsi se non presentando  ricorso alla Corte dei diritti umani di Strasburgo, con ulteriori pesanti esborsi per le loro tasche martoriate (oltre alla beffa anche il danno!). Ci sarà pure un giudice, questa volta non a Berlino, ma nella ridente città francese, sede anche del Parlamento europeo! Ma i milioni di pensionati, vittime dei soprusi dei Governi Renzi e Gentiloni, hanno la memoria lunga e certamente si ricorderanno di tutta questa vicenda al momento del voto.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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