Giustizia: stranezze italiane, aumenti record (+80%) delle retribuzioni del lavoro dei detenuti deliberati dal Governo

Sull’ultimo numero del settimanale Panorama ho letto i risultati di un’inchiesta che spiega il perché in Italia la giustizia funzioni male e quali siano le incongruenze del sistema alle quali non si riesce a porre rimedio. A cominciare dall’infima produttività dei magistrati, che costituisce la vera palla al piede del nostro sistema. Su questo problema, e in particolare sulle lentezze endemiche del processo civile e dei suoi protagonisti, a cominciare dai giudici, sono state versate pagine d’inchiostro, proposte modifiche normative e strumentali, ma la situazione non migliora. I magistrati addetti al settore civile, che spesso si sentono di serie B rispetto ai pm o ai colleghi del penale, vanno avanti con molte difficoltà e frustrazioni da superare. E il risultato è evidente sotto gli occhi di tutti.
Ma voglio qui attirare l’attenzione su un altro aspetto del pianeta giustizia, evidenziato dal settimanale citato. La giusta promozione del lavoro nelle carceri, quale strumento di recupero dei reclusi, viene adesso potenziata dal Governo con un carico da 90 che non ha eguali in Europa (noi siamo grandi in queste occasioni). Col risultato che a fine mese un recluso potrebbe guadagnare quanto un agente di polizia penitenziaria, un assurdo possibile solo a causa del buonismo che pervade la sinistra italiana.
Dal primo ottobre il salario medio dei detenuti-lavoratori è stato portato da 4 euro in media a circa 7 euro lordi l’ora, il che corrisponde a un incremento dell’83 per cento. Una cifra persino superiore a quella che intascano i loro finora strapagati «colleghi» finlandesi, che in media guadagnano circa 5,50 euro l’ora. Nello Stato scandinavo, però, ci sono solo 3.170 detenuti su una popolazione di 5 milioni e mezzo di abitanti.
Anche in altri Paesi del Nord Europa i carcerati devono accontentarsi di molto meno: in Danimarca prendono un euro l’ora, in Olanda circa 70 centesimi. Nelle carceri francesi lavorano 16 mila detenuti, per una paga oraria pari in media a 2,20 euro l’ora. In Belgio il tetto è stato fissato a quota 1,25 euro. Nel Regno Unito si fanno bastare 30 centesimi l’ora. Negli Usa, dove risiede la più numerosa popolazione carceraria del mondo, la paghetta arriva al massimo a 1,25 dollari l’ora (poco più di un euro). Ma Oltreatlantico ci sono anche Stati come il Texas o la Georgia dove i prigionieri lavorano gratuitamente e altri, come il Nevada, in cui la paga oraria non supera i 10 centesimi l’ora.
In Italia i detenuti che lavorano sono circa 12 mila, su un totale di oltre 56 mila. È un diritto assicurato a rotazione a tutti i condannati in via definitiva.
Presa conoscenza di questa sconvolgente novità il Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, non ci sta e reagisce contro una politica che privilegia sempre i delinquenti e mortifica i dipendenti dello Stato: «In Germania i detenuti hanno diritto a 0,85 centesimi l’ora, mentre qui da noi alla fine del mese arriveranno a intascare sui mille euro, ovvero poco meno di quanto prende un nostro agente a inizio carriera, ossia 1.300 euro». Per la cronaca, lo stipendio degli agenti di polizia penitenziaria è fermo da dieci anni.
Lungi dal voler contestare gli interventi a favore della rieducazione e del recupero dei detenuti, per i quali ogni intervento che li favorisca è benvenuto, credo che dovrebbero esserci parametri di valutazione diversi in merito alle priorità da seguire da parte del Governo. Si aumentano in maniera vertiginosa le spese per l’accoglienza ai migranti, molti dei quali poi delinquono, e non si pensa invece all’adeguamento dei trattamenti economici vergognosamente bassi di coloro che tutelano la nostra sicurezza. Sarà un compito affidato al prossimo governo, visto che quello attuale, ispirato da Renzi, da quest’orecchio non ci sente proprio.
