Il rapporto annuale sul mercato del lavoro

Lavoro: si torna ai livelli occupazionali precrisi, ma in gran parte si tratta di lavori di breve durata

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Dall’analisi dei flussi dei rapporti di lavoro alle dipendenze risulta che dal 2013 al 2016 sono stati attivati 40,68 milioni di rapporti di lavoro mentre ne sono cessati 39,15 milioni con un saldo di 916 mila posizioni in più nei quattro anni. Lo si legge nel Rapporto sul mercato del Lavoro messo a punto da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Negli ultimi due anni – si legge – «la ripresa accelera e il mercato del lavoro recupera, in buona parte, i livelli occupazionali precedenti la crisi». La ripresa economica ha «una elevata intensità occupazionale».

Negli ultimi due anni poi anche in Italia la ripresa accelera e il mercato del lavoro recupera, in buona parte, i livelli occupazionali precedenti la crisi: nel primo semestre del 2017 il numero di occupati si avvicina ai livelli del 2008 (poco meno di 23 milioni) mentre in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante seppure le tendenze recenti indichino un aumento delle ore lavorate superiore a quello degli occupati.

I lavoratori coinvolti in rapporti di lavoro di breve durata risultano poco meno di 4 milioni nel 2016, in forte crescita dai 3 milioni del 2012. Si va dai contratti a termine fino a tre mesi (quasi 1,8 milioni nel 2016) alle collaborazioni ed ai voucher (anche questi ultimi, poi aboliti, quasi 1,8 milioni lo scorso anno). Parallelamente sono aumentati i committenti di lavori brevi, che dal 2015 superano il milione. Il valore economico dei rapporti di lavoro brevi, misurato sulla base delle retribuzioni lorde, indica inoltre il rapporto, era dell’ordine dei 9,7 miliardi nel 2012, saliti a 12 miliardi nel 2016. I percorsi di transizione verso forme strutturate di lavoro dipendente hanno riguardato il 44% dei lavoratori nel 2016 non più impegnati in questo tipo di rapporti, viene sottolineato.

La ripresa dell’occupazione è rilevante per il lavoro dipendente e nel settore privato dell’economia mentre continua il declino del lavoro indipendente e della amministrazione pubblica (-220 mila unità di lavoro fra il 2008 e 2016) a causa del lungo blocco del turnover. L’incremento dell’ultimo biennio si concentra nell’agricoltura e nei vari comparti dei servizi, inclusa l’istruzione e la sanità. Anche l’industria in senso stretto mostra una ripresa, più forte dal 2016 e che si intensifica nei primi sei mesi del 2017; l’occupazione nelle costruzioni continua invece a ridursi in modo ininterrotto dal 2009.

Tra il 2015 e il 2016, grazie in particolare ai provvedimenti di decontribuzione, è cresciuta significativamente anche l’occupazione a tempo indeterminato che nel secondo trimestre 2017, nonostante il recente rallentamento, raggiunge un livello molto vicino al massimo della serie storica (14 milioni 966 mila unità). Dal 2015 il miglioramento del tasso di occupazione riguarda anche la componente giovanile. Nonostante la ripresa interessi anche il Mezzogiorno, i divari territoriali sono aumentati mentre si è ridimensionato il gap di genere: la crisi ha colpito soprattutto i settori di attività con maggiore presenza maschile e la ripresa è più accentuata nei servizi.

Nel 2016 il tasso di occupazione per i 15-34enni si è attestato al 39,9% ed è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). Emerge ancora dal rapporto annuale sul mercato del lavoro. «Negli ultimi due anni» tuttavia la condizione dei giovani «mostra segnali di miglioramento»: dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti).

Il tasso di posti vacanti, indicatore fortemente ciclico e che tende ad anticipare l’andamento dell’occupazione, cresce sostanzialmente dal 2013 e torna vicino ai valori massimi del periodo pre-crisi: nel terzo trimestre 2017 raggiunge l’1%, il livello toccato nel primo trimestre del 2008.

Tra il 2008 e il 2016 mentre l’occupazione dipendente cresce dello 0,6% quella indipendente diminuisce nel complesso del 7,3%, ossia 430 mila occupati in meno. La diminuzione del peso dell’occupazione indipendente ha significato per l’Italia «un avvicinamento alle caratteristiche prevalenti nei mercati del lavoro europei». Tuttavia nel 2016 gli autonomi sono oltre 5,4 milioni.

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