Rosatellum 2: la Consulta dichiara inammissibili le eccezioni d’incostituzionalità

ROMA – Ulteriore conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, dell’appiattimento delle posizioni e dei giudizi della Corte Costituzionale nella nuova formazione, sempre più attenta alle esigenze del Governo nell’ambito della tutela della normativa costituzionale. Dopo le discutibili pronunce in tema pensionistico, nelle quali la Corte è riuscita addirittura a contraddire sé stessa, adesso, per non mandare all’aria le prossime elezioni, la Consulta, al termine di un’udienza molto breve, ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati sul Rosatellum2. Strada spianata dunque per i partiti che chiedevano a gran voce le elezioni, a cominciare dal pd renziano.
MOTIVAZIONI – Nella camera di consiglio la Corte costituzionale – riferisce una nota diffusa al termine della camera di consiglio – ha discusso, in sede preliminare di ammissibilità, quattro conflitti di attribuzione riguardanti le procedure di approvazione delle leggi elettorali cosiddette Italicum e Rosatellum.
Tre conflitti sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti di un gruppo parlamentare (Movimento 5 Stelle). Nessuno dei tre ricorsi individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato. Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni. Perciò ne è stata dichiarata l’inammissibilità.
Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera dei deputati, durante l’iter di approvazione della legge elettorale cd. Rosatellum. Per ragioni analoghe anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. Inoltre, posto che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati, nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato.
“Un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati”, quindi “nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato”, specifica la Corte Costituzionale al termine della camera di consiglio.
RICORSO – Intanto alcuni ricorrenti reagiscono subito contro questo ennesimo smacco e un pool di avvocati, in primis Felice Besostri, già tra i promotori delle azioni contro il Porcellum, l’Italicum e anche di tre dei ricorsi su Rosatellum e Italicum esaminati oggi dalla Corte Costituzionale, si prepara a depositare in Consulta nelle prossime ore – tra domani e giovedì – un altro ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul Rosatellum. Nel ricorso – su cui si sta ultimando la raccolta firme – i legali si qualificano come esponenti del corpo elettorale e come tale ritengono di poter essere qualificati come potere dello Stato, e agiscono contro le Camere. Al centro del ricorso, non solo l’iter di approvazione del Rosatellum con la fiducia, ma anche il merito della legge e gli snodi considerati dai ricorrenti incostituzionali.
