Il disastro della crisi e degli inefficaci rimedi della politica

Povertà: dopo la grande crisi i poveri sono raddoppiati, sono diventati 4,7 milioni

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

Che la Grande Crisi avesse peggiorato – e di tanto – le condizioni economiche di molte famiglie, era noto. Che in Italia molte persone fossero state trascinate verso la povertà, purtroppo si sapeva. Ma forse non a tutti è evidente la densità del fenomeno: nell’arco di dieci anni, dal 2006 al 2016, i poveri assoluti in Italia sono letteralmente raddoppiati, erano 2,3 milioni di persone sono diventati 4,7 milioni. Un incremento del 106,9%. In forte crescita anche il numero delle famiglie in difficoltà, che nello stesso periodo aumentano del 67,2%, passando da poco meno di un milione a 1,6 milioni. Lo rivela l’AdnKronos che ha elaborato le tabelle Istat sugli indicatori di povertà assoluta, le soglie sotto le quali una persona o una famiglia non riesce a comprare l’indispensabile per vivere decentemente.

Si tratta di livelli economici che ovviamente cambiano a seconda dell’età anagrafica, della zona geografica e se si vive da soli o se si fa parte di un nucleo familiare. Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà Istat nel 2016 è pari a 817,56 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 733,09 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 554,03 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno. Una giovane coppia con un figlio piccolo è considerata povera se complessivamente non riesce a guadagnare almeno 1372 euro al mese e vive in una grande città del Nord, soglia che scende a 1298 euro in una grande città del Centro e a 998 euro in un piccolo paese del Sud.

Per fronteggiare questa esplosione di povertà, che ai centri Caritas e alle varie Onlus che si occupano di fornire pasti caldi e generi di prima necessità ben conoscono, sono state diverse le misure messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Ultimo in ordine di tempo è il reddito d’inclusione che, secondo l’Inps, è stato richiesto da quasi 75.885 famiglie, pari al 4,7% dei nuclei risultati in forti difficoltà economiche nel 2016. Ma evidentemente non sono state sufficienti.

L’incremento maggiore di famiglie in povertà assoluta, in termini percentuali, si registra nelle regioni del Centro (+133,8%); seguite da quelle del Nord (+62%) e del Sud (+52%). In termini assoluti, invece, la crescita più elevata riguarda il Sud, dove si è passati da 460.000 nuclei in difficoltà nel 2006 a 699.000 nel 2016, seguita a stretto giro dal Nord (da 376.000 a 609.000); mentre al Centro da 133.000 si è passati a 311.000 famiglie povere.

In termini assoluti, a pagare di più il costo della crisi con il numero di poveri cresciuto vertiginosamente è il Mezzogiorno, dove i poveri sono passati da 1,2 milioni a 2 milioni; segue il settentrione dove da 764.000 di passa a 1,8 milioni, e infine il Centro che da 315.0000 arriva a 871.000 poveri. Rispetto alla popolazione residente i numeri sono più che raddoppiati quasi ovunque: al Nord si passa dal 2,9% al 6,7%; al Centro dal 2,8% al 7,3%; al Sud dal 5,9% al 9,8%; e infine in Italia da 3,9% si arriva al 7,9%.

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Ezzelino da Montepulico

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