Canone Rai: nel 2017 ha fruttato 1,6 milioni di euro (+8,6). Usigrai contro l’abolizione

ROMA – Storicamente è la tassa più odiata dagli italiani. Il canone Rai torna a tenere banco con l’ipotesi di abolizione rilanciata dal Pd, che con il governo Renzi ne ha introdotto la riscossione in bolletta per combattere il fenomeno cronico dell”evasione, arrivata negli anni a sfiorare il 30%. Ma quanto vale il canone? Stando agli ultimi dati diffusi dal ministero dell’Economia, nel 2017, il gettito è stato di 1.610 milioni, con un incremento dell”8.6% rispetto allo stesso periodo dell”anno precedente, nonostante la riduzione dell”importo da 100 a 90 euro, a conferma – ha sottolineato via XX Settembre – degli effetti positivi delle modalità di pagamento attraverso la bolletta
elettrica.  Quello che è certo è che, in base alla foto più recente scattata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in un mercato asfittico è stata proprio la tv a mostrare nel 2016 i più evidenti segni di ripresa, con le risorse tornate ad attestarsi sopra gli 8 miliardi di euro. Di questa torta, la fetta più consistente è ancora rappresentata dalla pubblicità (oltre il 40%, pari a circa 3,5 miliardi), seguita dalle offerte pay (36%), in calo di quasi due punti in favore dei fondi pubblici, in primis del canone Rai (23% del totale).
Alla riscossione del canone sono legati i diversi tetti di affollamento pubblicitario tra il servizio pubblico, soggetto a limiti più stringenti, e le tv commerciali. La Rai è vincolata all’affollamento orario (il 12%, circa 7 minuti) e a quello settimanale (il 4%, pari a 58 minuti al giorno per rete). Le emittenti private sono invece vincolate all”affollamento orario (la pubblicità non può superare il 18% dell”ora, circa 11
minuti) e a quello giornaliero (il 15%, pari a 216 minuti al giorno per rete).

USIGRAI – Il sindacato dei giornalisti Rai difende apertamente il canone: «E puntuale come un orologio svizzero parte la campagna elettorale e arriva l’attacco alla Rai. È un copione che si ripete anni. Segnaliamo che laddove si è abolito il canone il Servizio Pubblico è stato fortemente ridimensionato. A tutto vantaggio dei privati. Se questo è l”obiettivo basta dichiararlo apertamente. Del resto  è curioso che prima si mette il canone in bolletta e poi si propone di abolirlo. Vuol dire non avere idee. E infatti ogni volta che abbiamo chiesto un confronto serio su progetti, riforme, innovazione per rilanciare la Rai servizio pubblico, sono spariti tutti. E infatti: i limiti antitrust non si toccano, il sic non si tocca, il conflitto di interessi non si tocca, ma si attacca la Rai. Già riportata in questi anni ancor di più sotto il controllo del governo, in aperto contrasto con più sentenze della Corte costituzionale».

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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