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Rintracciato e arrestato in Albania dalla Squadra Mobile di Siena

Mafia cinese: arrestato a Roma il presunto boss delle cosche. Aveva la base a Prato

Rintracciato e arrestato in Albania dalla Squadra Mobile di SienaFIRENZE – E’ stato arrestato a Roma il presunto «capo dei capi» della mafia cinese in Italia, con base operativa a Prato e ramificazioni in diversi paesi europei, ovvero Francia, Spagna,Portogallo, Germania e Polonia: si chiama Zhang Naizhong, 58 anni, sposato e con un figlio, anche lui arrestato nell’ambito dell’operazione dello Sco della Polizia e della Squadra Mobile di Prato, coordinata dalla Dda di Firenze.

Zhang è stato sorpreso dai poliziotti all’alba nel suo appartamento, all’interno di un condominio in viale Marconi. Nell’abitazione, apparentemente modesta, sono stati trovati numerosi gioielli e orologi di lusso e circa 30mila euro in contanti, mentre sotto casa erano parcheggiate diverse auto di grossa cilindrata nella sua disponibilità. Zhang era pedinato da tempo e nel suo ultimo giorno di libertà, ieri, quando si è recato da Roma a Prato per visitare alcune delle sue aziende, per tentare di far perdere le sue tracce, come hanno raccontato gli investigatori, ha cambiato per ben otto volte la vettura.

FIDANZATA – Tra gli arrestati, oltre al figlio di Zhang, suo braccio destro nell’organizzazione criminale cinese, anche la segretaria della cosca, che aveva il compito di tenere la contabilità illecita e che al tempo stesso sarebbe stata l’amante del  presunto capo dei capi. Ossia una sola donna arrestata: è la fidanzata del capo. Per l’inchiesta è lei, Chen Xiaomian detta Amei, 41 anni, abitante a Prato, che gestisce come segretaria e manager i capitali leciti e illeciti dell’organizzazione, ingente denaro reinvestito in attività redditizie.

CREAZZO – «Siamo contenti che il giudice delle indagini preliminari abbia accolto la nostra tesi e abbia affermato che nei comportamenti illeciti accertati vi sono tutti i crismi per riconoscere la sussistenza del delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso. Possiamo affermarlo a livello dei gravi indizi di colpevolezza ravvisati dal giudice». Lo ha detto il capo della Dda di Firenze, procuratore Giuseppe Creazzo, riguardo all’inchiesta China Truck per cui il gip Alessandro Moneti ha emesso un’ordinanza con 33 ordinanze di custodia cautelare in carcere. «Il giudice – ha detto Creazzo – letteralmente dice che è assai raro vedere presenti tutti i requisiti che la legge prima, e la giurisprudenza della Cassazione dopo richiedono per affermare la tipicità dell’associazione mafiosa. Ci sono tutti, intimidazione, omertà, attività illecite di varia natura e soprattutto l’accaparramento di aziende, inquinando l’economia legale, attraverso la violenza e l’intimidazione, cioè il metodo mafioso».

CAFIERO DE RAHO – Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha aggiunto: «L’operatività di questa
organizzazione mafiosa sconvolge, da un lato controlla locali notturni, prostituzione, spaccio, usura ed estorsioni, dall’altro con i metodi della violenza si accaparrava aziende nei trasporti infiltrando l”economia pulita legale».

MINNITI – Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si è congratulato con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, per l’operazione denominata China Truck, che, a conclusione di una lunga e complessa indagine partita nel 2011, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Firenze, e condotta dalla Squadra Mobile di Prato e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha portato all’arresto di 33 persone, facenti parte di un’organizzazione criminale cinese operante nel controllo del traffico delle merci su strada in tutta Europa. «Sono grato alle donne e agli uomini della Polizia di Stato che hanno lavorato in stretta sinergia con la magistratura – ha detto il ministro Minniti – andando a colpire al cuore una pericolosa organizzazione, che aveva imposto una vera e propria egemonia nel controllo del trasporto merci su strada, finanziata con gli introiti delle proprie attività criminali».

 

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