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Elezioni: nel primo giorno consegnati al Viminale già 55 simboli. C’è anche W la fisica

ROMA – I big e gli aspiranti tali, gli sconosciuti esordienti, le liste di scopo per gli italiani all’estero. E poi le vecchie conoscenze, veterani di firme e timbri, che emergono a ogni elezione – faldoni blu alla mano, contrassegni sui baveri – per poi spesso far perdere le loro tracce nel traffico quotidiano della politica maggiore. Al Viminale è iniziato il rito laico della consegna dei simboli elettorali, durerà fino a domenica, ed è fin troppo facile leggervi, in trasparenza, tratti del Paese. I protagonisti vecchi e nuovi che si prendono la ribalta accanto ad antiche ruggini della Prima Repubblica, o progetti dal retrogusto bizzarro, o retrò, perfino qualche sospetto di goliardia.

All’ora di pranzo di oggi, primo giorno, erano già 23 i simboli e a fine giornata si è toccato il numero di 55. Ma tant’è, l”essenziale è esserci su quella bacheca al piano terra, in fondo al corridoio, dopo il bar, su cui un paziente funzionario con scaletta e calamite allinea i contrassegni man mano che vengono approvati e la Sinistra rivoluzionaria finisce accanto alle Destre unite. Esserci, provarci, sperare. Per cui capita che, sulla scalinata del ministero, Roberto Calderoli passi accanto ai federalisti duri e puri di Grande Nord, in fila dalla notte prima: Siamo quelli veri, non la Lega dicono osservando la bacheca.

L’evento della mattina però è la delegazione del M5s, con la trimurti Grillo-Di Maio-Casaleggio presa d’assalto da telecamere e taccuini. Entrano al Viminale tra le proteste di chi era in coda lasciando il minivan in divieto per un’oretta, proprio davanti alla fermata dell’autobus di fronte al palazzo: l”autista non si è accorto che il divieto era di fermata e non solo di sosta, fanno sapere dal M5s:
Chiediamo scusa, siamo ben lieti di pagare la multa.
L’ex comico, tra un selfie e un saluto, incrocia Calderoli: «Loro non sono come noi, per favore, eh?», scherza rivolto ai cronisti. Poi punzecchia il riservatissimo Casaleggio Jr: «Guardi in camera – gli dice – sguardo magnetico, che prendiamo due milioni di voti in più». Il M5s e la Lega saranno rispettivamente il quarto e il quinto simbolo ad apparire in bacheca, seguiti da Casapound. A bruciarli sul tempo il Maie e l’Unital, due liste che parlano agli italiani all”estero, così come Free flights to Italy – letteralmente un nome un programma. Bronzo al traguardo per il sontuoso contrassegno del Sacro romano impero cattolico.

Echi di Prima repubblica all’arrivo del Pli, ma soprattutto quando riappare lo scudo crociato: «Siamo la Democrazia cristiana storica, mai sciolta, non è il partito di Cesa, non c’entra niente con Pizza: lui non ha diritto sul simbolo», dice il rappresentante lasciando intendere annose battaglie di carte bollate. «W la fisica» suscita curiosità e malizie, ma il progetto – presentato da un docente universitario di Ingegneria neanche quarantenne, cattedra a Praga – punta a intercettare i cervelli in fuga in Europa con una piattaforma
ultra-scientista, contro l’omeopatia e a favore degli Ogm.  Avanti c’è posto, almeno fino a domenica.

contrassegni, elezioni, Viminale


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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