Dovrebbe intervenire il 10 aprile

Corpo forestale nell’Arma dei carabinieri. la riforma ha provocato soltanto spese ingenti. Si attende la pronuncia della Consulta

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Suscita sempre maggiori dubbi e perplessità la fusione del Corpo forestale dello Stato con l’Arma dei Carabinieri, subita di malanimo dai forestali, ma non accolta benissimo neppure dall’Arma che ha dovuto rivoluzionare, o quanto meno aggiustare, il suo apparato periferico. Moltissimi forestali poi, organizzati anche dai loro sindacati, hanno reagito per via giudiziaria proponendo ricorso al Tar e sollevando di fronte ai tribunali una questione di costituzionalità. La Consulta si pronuncerà il 10 aprile, ma già alcuni Tar hanno dato ragione ai forestali, sancendo, almeno per alcune sue parti, l’illegittimità della riforma Renzi-Madia. Riforma che era stata presentata non solo come una razionalizzazione (molto risicata) dell’organizzazione delle forze di Polizia, ma soprattutto come un grosso risparmio per le casse dello Stato. Ma così non è stato e il rottamatore è stato ancora una volta sbugiardato da un’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha fatto le pulci ai conti dell’operazione. Lo scioglimento, in realtà, ha generato dei costi, e lo prova lo stesso governo con i numeri del bilancio.

Innanzitutto, come accennato,  molte parti della riforma Madia, dopo una pioggia di ricorsi, sono state “sospettate” d’incostituzionalità, tanto che il Tar dell’Abruzzo a giugno e quello della Basilicata in agosto hanno ravvisato elementi meritevoli di rinvio alla Consulta. Che dovrà giudicare sulla liceità della militarizzazione forzata (che ha riguardato quasi 7.200 forestali su 7.800) che finisce per comprimere i diritti costituzionali degli agenti (si pensi solo a quelli politici o sindacali) e sulla delega in bianco lasciata dal Parlamento al governo per l’attuazione della riforma che si è tradotta, secondo i ricorsi, nel più classico degli eccessi di delega (l’esecutivo, in sostanza, è andato oltre i limiti posti dalle Camere).

Ma anche i risparmi, vantati dai riformatori, sono risultati molto pochi. La minore spesa era quantificata in 7,1 milioni nel 2017 e 12,1 milioni l’anno dal 2018. In realtà, sta accadendo quel che era previsto da molti, tranne che da coloro che hanno improvvisato la riforma. Sono aumentati soprattutto i costi per l’integrazione dei 7 mila 200 agenti forestali nell’Arma. Il  ministero della Difesa lo ha attestato nella Relazione sulle leggi di spesa pluriennali pubblicata a fine settembre sul sito del ministero dell’Economia con la “Nota di aggiornamento” al Def.  Insieme agli agenti, ha osservato il dicastero, sono state trasferite ai Carabinieri molte competenze in materia ambientale che necessitavano di investimenti infrastrutturali, in tecnologie. Per allineare i differenti sistemi dei due corpi preesistenti, senza contare le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili, automezzi e macchinari, sono stati stanziati 2,66 milioni l’anno dal 2017 al 2019.

Ma, nonostante questo, tali  stanziamenti di bilancio sono insufficienti a garantire gli interventi necessari alla piena funzionalità della nuova organizzazione della tutela forestale in capo all’Arma, ha scritto la Difesa nel report. Impossibile, secondo quel Dicastero, rispettare “le norme di sicurezza sul lavoro” quanto a immobili e parco mezzi, né “assicurare le attività di prevenzione degli incendi” e perseguire i piromani, né “assicurare i collegamenti delle reti e consentire i supporti necessari agli operatori sul territorio”, né realizzare appieno indagini su “tutela ambientale e agroalimentare”, né “porre in essere le iniziative programmate per la conservazione delle riserve naturali affidate all’Arma” o quelle per l’Inventario forestale nazionale”, necessario per l’applicazione degli accordi Kyoto sul clima. Oltre alle spese già effettuate, secondo la Difesa, servirebbero quindi almeno 5 milioni l’anno in più.

Il disastro è completo. Speriamo che la Consulta rimetta le cose a posto eliminando la perniciosa novità ideata dal rottamatore e dalla sua squadra, anche s a rimetterci sarà ancora una volta il popolo italiano che dovrà sostenere spese ingenti, oltre a quelle già sprecate per una riforma voluta soltanto da una persona. Che adesso, per fortuna, sembra in declino rovinoso, visto che il Corriere della sera lo indica come il leader meno apprezzato e amato dagli italiani.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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