Ancora nulla di fatto, si attendono le decisioni degli indiani

Aferpi: Jindal non firma, monta la polemica politica. Il centrodestra attacca la sinistra

di Paolo Padoin - - Economia, Primo piano

ROMA – Jindal prende tempo e, al momento, resta in stand-by la vendita dell”Aferpi di Piombino. Dopo l”annuncio di ieri, secondo cui la cessione delle acciaierie da
parte dell”algerina Cevital a Jindal sembrava cosa fatta, tanto da programmare la firma ufficiale per stamani al Mise, il gruppo indiano – spiega il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda – chiede qualche giorno per un passaggio in cda.
La trattativa per ridare certezze all”azienda, dopo l”inadempienza del gruppo algerino, era durata mesi e sembrava essersi sostanzialmente conclusa ieri, a valle di una serie di incontri al ministero dello Sviluppo tra i rappresentanti delle 2 aziende, Calenda, il governatore della Regione Toscana Rossi e i sindacati dei metalmeccanici. Una maratona faticosa, al termine della quale lo stesso Calenda, chiaramente soddisfatto, aveva rinviato a stamani, a causa del fuso orario, per la firma dell”intesa e a fine marzo il closing.

Oggi è arrivata la doccia fredda: dopo oltre 5 ore di attesa, con il tavolo delle grandi occasioni già ”apparecchiato” per la firma, e il presidente Rossi con tovagliolo e posate come primo commensale, Calenda ha dovuto dire che “bisogna aspettare che arrivi la firma di Jindal”. Il patron del colosso indiano “era in Corea del Sud e sta
rientrando in India, dove deve riunire il board. Loro hanno in mano il documento firmato dall”Algeria”. Un via libera da parte del board che lo stesso ministro ha confermato in serata a Piombino, dove si è recato e dove ha parlato con gli operai e i cassintegrati.

Sui motivi dello stop, nel corso della giornata, è filtrata anche una certa irritazione del gruppo indiano per l”accelerazione che sarebbe stata impressa alla chiusura
dell”operazione. Del resto va detto che la fretta è imposta anche dai rischi di liquidazione che corre Piombino se non riuscirà a partecipare alla gara per le rotaie delle Fs, in caso fosse inserita nella black list visti i ritardi che sta accumulando nelle consegne del precedente contratto. Altre fonti indicano in questioni di sostanza, come il costo dell”energia, che Jindal non sarebbe riuscita a ”strappare”, i possibili motivi del rallentamento. Una tesi smentita da Calenda. Certo è che tutto sembrava pronto per l”intesa di massima da portare nei rispettivi cda per chiudere entro fine marzo e invece così non è stato. Calenda spera che “non ci siano rischi”
ma a questo punto ostenta una certa prudenza perché, ammette, “finché non vedo la firma ci sono sempre rischi” e Rossi si lascia andare a un laconico “speriamo bene”.
Sulla vicenda, intanto, monta la polemica politica. “Mi auguro che questo accordo per le acciaierie non sia l”ennesima presa in giro per gli operai”, avverte Matteo Salvini, che stamani è stato a Piombino. Mentre il candidato alla Camera per il centrodestra in Toscana Mario Lolini parla di “trovata elettorale” ed “ennesima presa in giro di un partito”.

Siparietto a Piombino fra un cassintegrato e Calenda. «Noi siamo in cassa integrazione e il governo è in scadenza. Sbrigati!», ha detto un cassintegrato dell”Aferpi di Piombino al ministro Carlo Calenda, che ha risposto: “Mi sto sbrigando. Ho detto a Jindal di fare presto, aspetto la firma”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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