I risultati di una propaganda eccessiva

Torino: centri sociali all’attacco di Casapound e delle Forze dell’ordine. Sei agenti feriti, due manifestanti fermati dalla polizia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Scontri a Torino fra polizia e centri sociali

TORINO – Spesso si dice che le parole non sono pietre, e si invitano soprattutto gli uomini (e le donne) politici alla riflessione. Inviti rivolti soprattutto nei confronti di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni da parte degli angioletti della sinistra. Ma ecco che da qualche tempo le parti sembra si siano non dico rovesciate, ma quanto meno equilibrate. Gli inviti rivolti soprattutto dalla Presidenta Boldrini, dal Governatore toscano Enrico Rossi e dall’ (ex) presidente del senato, candidato adesso di leu Pietro Grasso ad abolire o quanto meno contrastare il presunto pericolo di risorgente fascismo hanno prodotto, sia pure involontariamente, una recrudescenza di violenze da parte di centri sociali e antagonisti a Piacenza Palermo e Torino. Vittime soprattutto esponenti delle Forze dell’ordine e attivisti di Forza Nuova. Di questo i tre politici sopra indicati si stanno accorgendo un po’ in ritardo, invitando a evitare violenze, ma ormai chiudono le stalle quando sono scappati i buoi. Félicitations, direbbero i francesi.

A conferma di tutto questo raccontiamo quanto successo ieri a Torino. i prodi centri sociali e antagonisti torinesi, che ben conosco avendoli contrastati quando ero prefetto della città, hanno imbastito manifestazioni  e cortei (naturalmente non autorizzati)  per contestare il comizio del leader di CasaPound e candidato premier Simone Di Stefano.

Lanci di bombe dal corteo degli antagonisti

Risultato, scontri  lancio di pietre e petardi, e bombe piene di frammenti di metallo nel cuore della città. La polizia risponde con cariche e idranti: 6 agenti feriti e due manifestanti, una ragazza e un giovanissimo, sono stati bloccati dalle forze dell”ordine e la loro posizione è al vaglio della polizia che dovrà decidere se trattenerli o meno. Anche bombe carta imbottite di schegge di metallo e di legno sono state lanciate contro le forze dell’ordine.  Uno dei 6 agenti rimasti feriti è stato colpito a una gamba da una scheggia di oltre 4 cm. Schegge metalliche sono state trovate conficcate nelle protezioni indossate dal personale in assetto antisommossa.

Netta la reazione di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia: «i centri sociali, quelli violenti, devono essere chiusi. Questa è gente che deve essere fermata, sono violenti organizzati. Ieri a Torino sono state sparate bombe ripiene di oggetti di metallo. Abbiamo le foto di quello che hanno prodotto sul corpo degli agenti in
divisa. Hanno picchiato un disabile, hanno aggredito in branco un brigadiere dei carabinieri, inneggiato alle Foibe, senza contare di quando hanno preso a calci la mia macchina e mi hanno sputato addosso . Il clima è complesso ma credo che la violenza in queste settimane non stia arrivando dalle pulsioni neofasciste, ma dagli esponenti dei centri sociali, ma nessuno ne parla».

Netta e veritiera la riflessione, e la condanna, del Questore di Torino, Francesco Messina: « mi complimento con il personale del reparto mobile di Torino e con tutti i funzionari e gli operatori della polizia di Stato per il servizio di ieri sera. Le persone che vanno a un corteo con bombe imbottite di schegge di legno e metallo non sono dei dissenzienti, ma veri e propri delinquenti».

Anche il ministero dell’Interno fa sentire la sua voce: «quanto accaduto ieri sera a Torino, con il lancio di bombe carta contenenti chiodi e bulloni contro le forze di polizia, è un fatto gravissimo. Chi le ha lanciate voleva fare del male», se non di peggio, aggiungo io conoscendo quei centri sociali. Dal ministero ribadiscono dunque l’appello a tutte le forze in campo ad abbassare i toni e aggiungono: «non faremo sconti a nessuno, le forze dell’ordine intervengono e interverranno per fermare l’illegalità in maniera tempestiva, come accaduto finora». Il ministro Marco Minniti getta comunque acqua sul fuoco. “Penso di no”,  così ha risposto alla domanda se ci sia un rischio di degenerazione violenta della politica. “Noi – ha detto in diretta Fb – abbiamo una capacità e una forza della nostra democrazia che ci consente di poter dire, con una certa serenità, che siamo in condizione di affrontare la campagna elettorale, che è il cuore della democrazia. E come tale le elezioni devono essere garantite rispettando il principio di libertà e di sicurezza. Dobbiamo esprimere un grande apprezzamento alle forze di polizia, alle donne e agli uomini delle forze di polizia, che in questi giorni con un impegno straordinario stanno garantendo la libertà di tutti”

Curiosa invece l’interpretazione di alcuni politici e sindacati di sinistra, che sostanzialmente negano che la violenza nasca dalla campagna contro il risorgente fascismo. «Ancora una volta Torino è messa a ferro e fuoco dai teppisti dei centri sociali. L’antifascismo non è violenza. Casapound e Askatasuna sono 2 facce della stessa medaglia. Vicinanza e solidarietà agli agenti feriti. #teppismopolitico». Questo il tweet del senatore Pd  Stefano Esposito. Mentre Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil afferma:   «Siamo vicini ai poliziotti feriti nella notte a Torino, alcuni dei quali colpiti addirittura da bombe carta con schegge di metallo. Potevano morire. Le violenze perpetrate in nome dell’antifascismo da gruppi di veri e propri delinquenti delle piazze sono doppiamente gravi perché tradiscono i valori di democrazia, libertà, pace e tolleranza che sono alla base della nostra Costituzione nata dalla Resistenza. Da tempo denunciamo, purtroppo inascoltati una rinascita dei rigurgiti fascisti e una ripresa di quel clima di violenza politica che ricorda purtroppo gli anni settanta. Finché si concederanno piazze, spazi e agibilità a chi professa idee razziste, omofobe e sessiste non riusciremo a fermare questa spirale».

Dunque, sembra di capire, la colpa non è dei centri sociali, ma delle provocazioni fasciste. I simpatici antagonisti sono solo compagni che sbagliano. E’ una favola che la sinistra ha diffuso già  negli anni della contestazione e degli omicidi e rapimenti politici, con i risultati che conosciamo. L’esperienza evidentemente non ha insegnato nulla.

 

 

 

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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