Firenze: l’incubo di prendere il bus. Nella calca: ritardi, spintoni e qualche borseggiatore
Se vuoi cambiare abitudini e, nel contempo, scegliere di non inquinare l’aria lasciando in garage la tua auto o quella che ti mette a disposizione l’azienda per cui lavori, ti passa subito la voglia, se ti trovi a Firenze e devi spostarti da un capo all’altro della città. Poi provi vergogna se lo devi fare in orario di punta. Che pena vedere anziani e donne con i passeggini che, manco fossimo nel terzo mondo, devono fare a spintoni per non perdere la corsa, dopo avere atteso anche venti minuti alla fermata. In attesa del mitico 23, ma anche per il 14 fa lo stesso. E nella calca, tra la confusione, ci sguazza anche qualche borseggiatore che campa alle spalle di chi è costretto a subire tutto ciò. Scene terzomondiste. E invece dovremmo essere, anche come qualità dei servizi, una delle prime città d’arte al mondo, visto che ogni anno ospitiamo oltre 10 milioni di visitatori.
Ma la scena da vergogna si ripete ogni giorno, impossibile non saperlo, a meno che chi gestisce il servizio pubblico non rimanga arroccato nei suoi uffici, scollato dalla realtà. Non è una paese civile quello dove, anzichè incrementare i mezzi pubblici e incentivarne l’uso, si fa di tutto per costringere le persone a vivere la quotidianità come se fosse un incubo. Non è un problema di cantieri, nè di autisti che lavorano male. Si tratta di carenza di organizzazione, o meglio la presa d’atto per chi gestisce quel lavoro che così deve andare e non è possibile fare altro. Cara Firenze, meriteresti molto di più. E ricomincia l’incubo di ogni giorno.
