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Pensioni: l’Europa ci chiede ancora sacrifici. Noi diciamo basta, abbiamo già dato sin troppo

Fanno bene Salvini e M5S ad opporsi a alcune politiche europee, e a chiedere una virata decisa dell’Ue. Che ancora una volta, mentre profonde finanziamrenti a piene mani per accogliere i migranti (perfino il Governatore Rossi è andato a Bruxelles a chiedere aiuti a questo fine, invece di preoccuparsi dei molti toscani in difficoltà), si scaglia contro alcune categorie, per esempio i pensionati, che vuole ridurre praticamente sul lastrico.
Il gruppo di lavoro intergovernativo europeo, noto con la sigla Epc-Wga, lo stesso che stila le pagelle ai nostri conti pubblici,. ha scritto nero su bianco che la gobba previdenziale – il picco di spesa italiana per le pensioni in rapporto al Pil che si avrà quando la generazione dei quarantenni attuali uscirà dal mercato del lavoro – salirà nel 2040 al 18,5% anziché al 16,3% come sostiene l’Italia.
Questo perché la nostra economia cresce troppo poco, con il Pil allo 0,7% in media nei prossimi anni, anziché all’1,2% stimato dalla Ragioneria, contributo degli immigrati regolari ridotto di un terzo, occupazione e produttività asfittiche, invecchiamento della popolazione galoppante e scarso ricambio generazionale.
Per la Commissione europea il pericolo incombente per il nostro sistema pensionistico si avrebbe già a partire dal 2020, con almeno 10-15 anni di anticipo rispetto alle proiezioni italiane. Ecco perché la correzione di rotta va attuata sin da subito, nella prossima legge finanziaria.
Ma i dati dei cd esperti di bruxelles sono contestati dalle istituzioni italiane. La spesa pura per le pensioni non solo è sotto controllo, ma in linea con la media europea», controbatte Alberto Brambilla, sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005). E soprattutto autore del capitolo pensioni nel programma elettorale della Lega.
«La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti. L’Europa capirà, quando spiegheremo i numeri veri dell’Italia. Non quelli che passa l’Istat»
Recentemente otto Associazioni nazionali di pensionati, riunite a Roma, hanno fatto il punto sulla verità della situazione italiana, dando sostanzialmente ragione a Brambilla e sconfessando le verità, false, dei burocrati europei. Il dibattito verteva su alcuni punti importanti: mancata perequazione automatica delle pensioni, separazione assistenza e previdenza, pensione di reversibilità, politiche pensionistiche innovative a favore delle giovani generazioni.
Gran parte degli intervenuti hanno evidenziato come tutta la politica italiana invece di scagliarsi contro i cosiddetti “pensionati d’oro” a 2.500 -3.000 euro lordi mensili, che d’oro non sono, farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, a lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e di pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130mld anno) e contro la corruzione (60 mld anno).
Da decenni le Associazioni chiedono una netta separazione tra la ‘vera previdenza’, sostenuta dai contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, e l’assistenza che deve essere completamente a carico della fiscalità generale. Separazione, peraltro, già prevista dalla legge 88/1989 mai attuata. La ‘previdenza vera’ è in attivo di svariati miliardi, mentre la spesa per l’assistenza è in continua crescita ad un ritmo spaventoso e non sostenibile del 5,9% anno.
I pensionati italiani pagano le tasse come i lavoratori attivi, dicono le Associazioni. Una pensione di 20mila euro lordi, non certo d’oro, paga quattromila euro di imposte contro i duemila euro della Spagna, mille euro in Gran Bretagna.
I pensionati sono il più importante ammortizzatore sociale sia italiano che europeo, per figli e nipoti disoccupati/sottoccupati e chiedono rispetto ai vari Giordano, Boeri, Meloni, ma anche ai nuovi padroni del vapore, Salvini e Di Maio. Altre sono le categorie, protette dai vari governi recenti (Renzi, Monti ecc..), alle quali dovranno essere chiesti sacrifici. I pensionati con queste ultime riforme e con le vergognose sentenze della Consulta hanno già perso il 15 – 20% del loro potere d’acquisto. Basta sacrifici, hanno già dato abbastanza.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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