Di Maio e Salvini: giù le mani dai pensionati e dai lavoratori dipendenti. I sacrifici vanno chiesti ad altri

Il dibattito sulle prospettive del nuovo governo non può prescindere da alcuni temi fondamentali che sono al centro dei programmi dei due partiti usciti vincitori dalle elezioni, M5S e Lega. I quali sono concordi almeno su tre punti, riforma (o meglio abolizione) della legge Fornero, riforma delle pensioni, con il sacrificio di quelle cd. d’oro e taglio dei vitalizi.
VITALIZI – Sul taglio dei vitalizi il M5S ha già annunciato la presentazione di iniziative alla camera ancor prima della formazione del Governo, e sembra avere la via spianata da parte della Lega e di FdI, trovando ostacoli solo da Forza Italia e Pd. Ma si tratta di una questione più simbolica e di bandiera che di reale impatto economico e sociale.
FORNERO – Un impatto devastante lo avrebbero invece le altre due proposte. In merito alla Legge Fornero sono venuti altolà dalle istituzioni politiche e finanziarie internazionali (Ue e FMI), che temono un tracollo della finanza pubblica.
PENSIONI – Quanto alle pensioni, soprattutto quelle d’oro, ripetiamo quello che abbiamo detto più volte: l’intervento solo su quelle e non sulla fiscalità generale sarebbe illegittimo e iniquo e destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale.
M5S – A tal proposito riportiamo alcune recenti ed eloquenti dichiarazioni di Luigi Di Maio sul taglio delle pensioni: «Noi vogliamo tagliare le pensioni d’oro dai 5mila euro netti in su per tutti coloro che non se la meritano perché non hanno versato i contributi. Se hai versato 3mila euro ti spettano 3mila euro e non 8mila euro Con la questione dei diritti acquisiti finisce che non si fa più niente».
LEGA – Sulla stessa linea Massimiliano Fedriga, capogruppo in commissione Lavoro per la Lega Nord a Montecitorio, del quale traiamo una dichiarazione pubblicata proprio oggi sul sito della Lega: «venga riportata immediatamente in Aula la proposta di legge della Lega Nord che mira a tagliare le pensioni d’oro. Mentre quasi metà dei pensionati di questo Paese è costretta a vivere con meno di 1000 euro al mese c’è una solita nicchia di fortunati che ne riceve più di diecimila. Tutto ciò è folle. Utilizziamo i risparmi che deriverebbero dai tagli alle pensioni d’oro per andare a rivalutare tutti gli altri benefici previdenziali, bloccati dagli ultimi due governi a maggioranza Pd. L’obiettivo è andare a colpire coloro che hanno versato pochi contributi e che, utilizzando le falle della legge, sono riusciti a garantirsi pensioni stellari. Questa situazione è inaccettabile. Ci batteremo per far approvare il prima possibile la norma che abbiamo presentato e che andrebbe ad eliminare questa ingiustizia sociale».
Dichiarazioni demagogiche e contraddittorie, perché si dimentica che chi riceve 1.000 euro al mese in gran parte non ha mai versato contributi e riceve l’assistenza dello Stato, mentre chi ha cifre più elevate se le è pagate con contributi e tasse altissime durante 40 anni di vita lavorativa, altro che regalo come sostiene Fedriga.
BRAMBILLA – Alberto Brambilla, sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005) e Presidente di Itinerari previdenziali, uno dei massimi esperti del settore, ha più volte confutato le tesi deliranti di politici e giornalisti favorevoli al taglio tout court delle pensioni cd d’oro, senza alcuna valutazione di merito. «La spesa pura per le pensioni non solo è sotto controllo, ma in linea con la media europea. La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti».
PROGRAMMA – Brambilla potrebbe avere una qualche influenza nel programma pensionistico della Lega e sostiene giustamente che scagliarsi contro i cosiddetti pensionati d’oro a 2.500 -3.000 euro lordi mensili, che d’oro non sono, non serve.
Noi diciamo che la politica farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, a lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e di pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130mld anno) e contro la corruzione (60 mld anno). Il prossimo governo non deve continuare a tartassare i soliti noti (lavoratori dipendenti e pensionati), altre sono le categorie (grande industria, banche, alta finanza), protette e favorite dai vari governi recenti (Renzi, Monti ecc..), alle quali debbono essere chiesti sacrifici. I pensionati con queste ultime riforme e con le vergognose sentenze della Consulta hanno già perso il 15 – 20% del loro potere d’acquisto. Basta sacrifici, hanno già dato abbastanza.
